di Redazione
Il ministro degli esteri Abbas Araghchi respinge ogni ipotesi di negoziato con Washington. Europa pagherà per silenzio sulle violazioni del diritto internazionale di Israele e Usa
«Se arriveranno con una guerra di terra, li aspettiamo. Per loro sarebbe un disastro». Lo ha detto da Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi intervistato dalla Nbc. Il capo della diplomazia iraniana ha respinto anche ogni ipotesi di negoziato con Washington e ha dichiarato che il Paese è pronto ad affrontare anche un’eventuale invasione.
Teheran ha inoltre accusato i Paesi europei di aver mantenuto il silenzio sulle «violazioni del diritto internazionale» da parte di Stati Uniti e Israele, avvertendo che l’Europa «pagherà il prezzo» di questa posizione.Nel frattempo l’esodo dalla capitale iraniana continua: secondo l’agenzia Onu per i rifugiati, oltre centomila persone hanno lasciato Teheran nei primi giorni di guerra. I
Nella notte intanto le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato il lancio di missili e droni contro obiettivi nel cuore di Tel Aviv. L’attacco fa parte della rappresaglia iraniana dopo l’offensiva iniziata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele. Mentre l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito diverse «infrastrutture del regime» nella capitale.
Raid aerei israeliani hanno continiato a colpire anche diverse località nel sud del Paese, mentre il movimento sciita Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi e colpi di artiglieria contro postazioni militari israeliane lungo il confine.
La guerra sta coinvolgendo progressivamente tutta l’area del Golfo. In Qatar le difese aeree hanno intercettato un attacco di droni contro la base statunitense di Al-Udeid, la più grande installazione militare americana in Medio Oriente.
In Bahrein un raid attribuito all’Iran ha colpito un hotel e due edifici residenziali nella capitale Manama, causando danni ma senza vittime.
Secondo il comando militare statunitense, le operazioni navali contro Teheran hanno portato alla distruzione di oltre trenta navi della marina iraniana dall’inizio dell’offensiva.
La crisi militare si intreccia con la sicurezza energetica mondiale. Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz – attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale – è una delle principali preoccupazioni dei mercati. Fonti diplomatiche riferiscono che la Cina starebbe negoziando con l’Iran per garantire il passaggio delle petroliere dirette verso l’Asia, da cui dipende gran parte dell’approvvigionamento energetico di Pechino.
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