di Ennio Bassi

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth annuncia un aumento degli attacchi: quasi 200 obiettivi colpiti in 72 ore. Washington rafforza le forze nella regione mentre continua il confronto con Israele al fianco degli Stati Uniti.

Il Pentagono si dice fiducioso nel piano militare contro l’Iran e si  prepara ad intensificare gli attacchi. Parlando dalla base di MacDill in Florida, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha assicurato che la campagna militare procede secondo i piani e che Washington è pronta ad aumentare la pressione nei prossimi giorni.

Secondo i vertici militari statunitensi, le operazioni condotte dagli Stati Uniti insieme a Israele stanno già producendo risultati sul campo. Nelle ultime 72 ore le forze americane avrebbero colpito quasi duecento obiettivi in territorio iraniano, distruggendo diverse infrastrutture militari e depositi strategici. Al tempo stesso, sempre secondo il Pentagono, gli attacchi con missili balistici e droni lanciati da Teheran sarebbero diminuiti rispetto ai primi giorni del conflitto.

Hegseth ha affermato che la missione americana «sta avanzando in modo deciso» e che gli Stati Uniti dispongono di risorse e munizioni sufficienti per sostenere anche una campagna prolungata. L’obiettivo dichiarato è ridurre drasticamente le capacità offensive iraniane, in particolare nel campo dei missili e dei droni.

Washington ha inoltre rafforzato la propria presenza militare nella regione con l’invio di ulteriori forze e sistemi di difesa per proteggere basi e alleati. I vertici militari riconoscono tuttavia che il rischio resta elevato: alcune armi iraniane potrebbero ancora colpire i loro obiettivi e il confronto potrebbe protrarsi per mesi.

Il Pentagono ritiene comunque che l’intensificazione delle operazioni possa mettere Teheran sotto una pressione crescente, fino a ridurne significativamente la capacità di sostenere lo scontro militare diretto con gli Stati Uniti.

 

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