di Aisha Harrison

Il ministro degli Esteri Tajani ha sottolineato che l’Italia non è un paese guerrafondaio. Il testo votato impegna il nostro paese a difendere paesi membri della Ue in caso di attacchi

Il Parlamento dice sì alla linea del governo sulla crisi iraniana, ma lo fa al termine di una giornata che a Montecitorio somiglia più a un corpo a corpo politico che a una discussione strategica sulla politica estera.L’Aula della Camera ha approvato la risoluzione della maggioranza con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astenuti, dopo le comunicazioni dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto. Bocciata  la proposta unitaria del centrosinistra – Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra –con 178 no, 99 sì e 14 astenuti. Alcune parti delle risoluzioni presentate da Azione, Italia Viva e +Europa sono state accolte con riformulazioni. Sul piano formale, dunque, la linea dell’esecutivo passa. Ma il clima politico che ha accompagnato il voto è stato tutt’altro che unitario.

Cosa impegna il governo

Il testo approvato impegna l’Italia a partecipare allo sforzo europeo per difendere eventuali Paesi membri dell’Unione europea da attacchi missilistici o con droni da parte dell’Iran, nel caso in cui venisse richiesto supporto. La risoluzione conferma inoltre il rispetto del quadro giuridico internazionale nell’eventuale utilizzo delle installazioni militari statunitensi presenti sul territorio italiano, e prevede il possibil

Tajani: «Non siamo un Paese guerrafondaio»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivendicato la linea del governo, sottolineando che l’Italia non ha concesso l’uso delle proprie basi agli Stati Uniti per azioni di guerra contro l’Iran, a differenza di quanto fatto dalla Francia. «Non mi pare che l’Italia sia in prima fila come Paese guerrafondaio», ha detto il titolare della Farnesina, difendendo l’azione diplomatica del governo e ricordando l’impegno per il rimpatrio dei cittadini europei dalla regione. Crosetto ha invece insistito sulla dimensione della crisi: «Questa guerra ha colto tutti di sorpresa. Nessun governo al mondo era stato informato. In momenti di caos si lavora con gli alleati».

L’opposizione: «Meloni assente e senza linea»

Se sul voto la maggioranza ha mostrato di tenere, sul piano politico la giornata è stat dominata dalle accuse dell’opposizione, che ha puntato  il dito soprattutto contro l’assenza della presidente del Consiglio.La segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato duramente, dicendo «Il ministro Tajani fa appelli all’unità del Parlamento mentre Giorgia Meloni non viene in Aula e preferisce parlare alla radio per attaccare le opposizioni».

Schlein ha anche ribadito la posizione del centrosinistra: stop ai bombardamenti e impegno per un cessate il fuoco immediato. «Il regime iraniano deve fermare le ritorsioni, ma devono fermarsi anche gli attacchi di Trump e Netanyahu», ha detto. Ancora più duro Nicola Fratoianni (Avs): «Dove sta la presidente del Consiglio? Questo è il Parlamento della Repubblica, non uno studio radiofonico».

Lo scontro sulle basi militari

Uno dei punti più divisivi resta quello dell’eventuale utilizzo delle basi americane in Italia. Schlein ha avvertito: «Dire sì all’uso delle basi significherebbe violare l’articolo 11 della Costituzione». Dal fronte opposto, la maggioranza replica che le basi statunitensi operano già all’interno di accordi internazionali consolidati e che l’Italia non ha autorizzato operazioni offensive. Il clima si è ulteriormente deteriorato nella conferenza dei capigruppo, dove si è consumato un vero e proprio scontro procedurale.

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi ha abbandonato la riunione accusando la maggioranza di arroganza.  L’opposizione chiedeva di separare due appuntamenti: le comunicazioni sulla crisi iraniana e quelle sul prossimo Consiglio europeo, proponendo la presenza di Meloni anche il 18 marzo.

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