di Mario Tosetti

Mercati globali volatili: rimbalzo in Asia (Kospi +9,6%), Europa torna negativa e Wall Street accelera al ribasso. Petrolio e gas risalgono per le tensioni sullo Stretto di Hormuz e le navi bloccate.

borseIl recupero dei mercati azionari, dopo le sedute shock legate alla guerra in Iran, si è rapidamente sgonfiato in una giornata caratterizzata da forti oscillazioni. In Asia l’azionario ha mostrato un primo segnale di reazione: l’indice regionale ha guadagnato il 2,3% e la Borsa di Seul ha registrato un rimbalzo spettacolare, con il Kospi in rialzo del 9,6% dopo il peggior crollo mai visto nella seduta precedente.

Il rimbalzo, però, non ha avuto la forza di stabilizzare il sentiment globale: l’avvio negativo di Wall Street ha appesantito l’Europa, riportando i listini in territorio decisamente negativo.

Europa di nuovo giù: Milano -1,6%, male anche Francoforte e Parigi

Le principali piazze europee hanno chiuso in rosso, risentendo dell’incertezza geopolitica e della risalita dei prezzi energetici. Francoforte ha ceduto l’1,57%, Parigi l’1,49% e Londra l’1,46%. Piazza Affari ha perso l’1,61% a 44.608 punti.

A Milano la seduta è stata segnata da crolli societari molto rilevanti: Nexi è finita in profondo ribasso dopo conti e piano, così come Amplifon. In controtendenza, alcuni titoli hanno mostrato rialzi robusti, ma senza riuscire a cambiare l’intonazione complessiva del listino.

Wall Street accelera al ribasso: pesano industria e consumi

L’apertura degli scambi a New York ha peggiorato l’umore dei mercati globali. In una fase di maggiore debolezza, il Dow Jones è arrivato a perdere oltre il 2%, con vendite forti sulle società più sensibili a un rallentamento economico e all’aumento dei costi: tra i nomi più colpiti Boeing, Caterpillar, Walmart e 3M.

Anche S&P 500 e Nasdaq hanno virato in negativo, segnalando che la volatilità resta alta e che gli investitori non considerano affatto chiusa la fase di stress.

Petrolio e gas risalgono: la crisi di Hormuz torna al centro

Il vero catalizzatore di giornata resta l’energia. Il petrolio ha ripreso a salire verso livelli che non si vedevano da mesi, alimentato dalle preoccupazioni per il blocco prolungato nello Stretto di Hormuz.

Il WTI è salito a 77,52 dollari al barile (+3,8%), mentre il Brent ha toccato 83,75 dollari (+2,9%). Nell’arco della settimana l’incremento del greggio è stato di circa il 15%, segnale di un premio al rischio che torna a pesare sulle aspettative di inflazione.

Anche il gas europeo resta sotto pressione: i future al TTF di Amsterdam sono risaliti sopra 53 euro/MWh nelle prime fasi di seduta, dopo una breve frenata precedente.

Marittimo: Hormuz e Golfo dichiarati “zona di guerra”

Un altro elemento che aumenta la tensione sui mercati è arrivato dal settore marittimo internazionale, che ha designato lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e il Golfo Persico come “aree di operazioni belliche”. La classificazione riflette l’aumento del rischio per la navigazione commerciale, con centinaia di navi bloccate o costrette a modificare le rotte.

Secondo stime riportate da operatori assicurativi, circa 1.000 navi sarebbero ferme nell’area, con un valore complessivo superiore a 25 miliardi di dollari solo per lo scafo. Questo si traduce in maggiore rischio logistico e assicurativo, con possibili effetti a cascata sui costi di trasporto e sulle catene di approvvigionamento.

USA: possibili scorte navali alle petroliere

Dal fronte politico-militare, la Casa Bianca ha lasciato intendere che, se necessario, gli Stati Uniti potrebbero scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. È un segnale che punta a rassicurare il mercato sul mantenimento dei flussi energetici, ma che al tempo stesso conferma quanto il confronto resti ad alta tensione.

Teheran, dal canto suo, ha smentito di aver chiuso lo Stretto, respingendo l’ipotesi di un blocco ufficiale della navigazione.

Spread stabile alto: Btp-Bund a 71 punti

Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in rialzo a 71,66 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,52%. È un livello che segnala tensione, anche se per ora contenuta, in un contesto dominato dai timori su energia, inflazione e crescita.

Una seduta che conferma la fragilità del mercato

Il quadro della giornata racconta un mercato ancora estremamente nervoso: rimbalzi tecnici e recuperi locali non bastano a cambiare la direzione del sentiment, che resta condizionato dal rischio geopolitico e dalle conseguenze dello shock energetico.

Finché la situazione nello Stretto di Hormuz resterà incerta, è probabile che volatilità e rotazioni improvvise tra asset continuino a dominare le sedute, con un impatto diretto su Borse, petrolio, gas e obbligazionario.

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