di Velia Iacovino
I sondaggi lo bocciano, si spacca anche il movimento Maga. Elemento chiave sarà il fattore tempo, na vittoria rapida potrebbe rafforzare il presidente, mentre un conflitto lungo e costoso potrebbe trasformarsi in un pesante fardello politico, economico e militare.
Con l’intervento militare contro l’Iran, il presidente Donald Trump ha compiuto quella che il New York Times definisce la più grande scommessa della sua presidenza, mettendo in gioco vite americane, stabilità regionale e la propria posizione politica. Sei soldati statunitensi sono già morti e diversi jet americani sono stati abbattuti, mentre i mercati internazionali temono interruzioni prolungate nelle forniture di petrolio. Trump ha avvertito che la campagna potrebbe durare settimane, e il segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto che «i colpi più duri devono ancora arrivare».
Una scelta rischiosa a pochi mesi dalle elezioni
Secondo il quotidiano americano, Trump si trova in una posizione politica fragile: con il consenso in calo e la possibilità che i repubblicani perdano il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato, l’operazione militare rischia di diventare un boomerang. In poco più di un anno dall’insediamento, Trump ha autorizzato interventi in sette Paesi, contraddicendo la promessa elettorale di ridurre i conflitti e di lasciare un’eredità da pacificatore. Quanto all’Iran, nonostante la gravità della situazione, il presidente continua a presentare l’operazione come un successo: ha rivendicato l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, la distruzione di numerosi obiettivi militari e la neutralizzazione del programma nucleare di Teheran. Tuttavia, come sottolinea il New York Times, il Medio Oriente resta una regione estremamente complessa, con equilibri religiosi, politici e di fazioni che rendono difficile prevedere le conseguenze a medio e lungo termine.
Opinione pubblica e sondaggi
I primi rilevamenti d’opinione mostrano che la maggioranza degli americani non approva gli attacchi: secondo un sondaggio CNN, il 59% degli intervistati disapprova le azioni militari contro l’Iran, mentre solo il 41% le approva. Un sondaggio Reuters-Ipsos mostra un consenso ancora più basso, con appena il 27% degli americani favorevole alla campagna militare. Dati che riflettono la crescente preoccupazione dei cittadini per il rischio di escalation, le perdite tra le truppe e le possibili ricadute economiche dovute all’aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia. I Democratici hanno già sfruttato la situazione per criticare Trump, accusandolo di privilegiare gli interventi militari all’estero rispetto ai problemi economici interni.
Divisioni nel fronte MAGA
Anche nel movimento conservatore si osservano fratture. Alcuni esponenti vicini al mondo MAGA (Make America Great Again) criticano apertamente la guerra, sostenendo che contraddica la promessa di una politica estera non interventista. Tuttavia, la base elettorale rimane in gran parte a sostegno del presidente, in attesa dei risultati sul campo.
Impatti economici e petroliferi
Il conflitto ha già influenzato i mercati globali. Gli investitori temono shock energetici e interruzioni nelle forniture di petrolio, con conseguenze sui prezzi e sui costi per famiglie e imprese americane. Trump ha annunciato misure di garanzia e protezione per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, ma i rischi di un’escalation restano elevati.
Il New York Times evidenzia che l’esito della campagna determinerà non solo la reputazione di Trump e la sorte dei candidati repubblicani alle elezioni di metà mandato, ma anche il futuro della politica estera americana in Medio Oriente. Una vittoria rapida potrebbe rafforzare il presidente, mentre un conflitto lungo e costoso potrebbe trasformarsi in un pesante fardello politico, economico e militare.
In sintesi, la decisione di Trump rappresenta una scommessa ad altissimo rischio, con conseguenze immediate sul campo di battaglia, sul consenso interno e sull’economia globale, e con l’opinione pubblica americana ancora largamente contraria secondo i principali sondaggi.
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