di Redazione

Numerosi voli commerciali sono stati sospesi o deviati, mentre compagnie aeree internazionali evitano lo spazio aereo del Medio Oriente.Anche il mercato energetico mostra segnali di forte tensione. Buove forsi esplosioni in Qatar e negli Emirati

 

Nuove forti esplosioni sono state avvertite in diverse città del Golfo, tra cui Dubai, Abu Dhabi e Doha,. Gli episodi sono avvenuti poche ore dopo che il massimo dirigente iraniano ha dichiarato che Teheran «non negozierà» con gli Stati Uniti, irrigidendo ulteriormente la posizione della Repubblica islamica. In precedenza il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva avvertito che ulteriori vittime americane sarebbero state possibili dopo l’uccisione di tre cittadini statunitensi in attacchi attribuiti alle tensioni in corso. Le dichiarazioni hanno alimentato il timore di una spirale militare difficilmente controllabile. L’estensione degli attacchi a centri nevralgici del Golfo rappresenta un salto qualitativo nel conflitto: per la prima volta infrastrutture e aree urbane di Paesi partner dell’Occidente risultano direttamente minacciate.

Hezbollah entra nel conflitto

Nel frattempo il fronte settentrionale di Israele si è riacceso con violenza. Hezbollah ha annunciato di aver colpito una base israeliana, dichiarando l’azione come risposta all’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, evento che avrebbe radicalmente modificato gli equilibri strategici della regione.Israele ha reagito promettendo nuovi e più intensi raid contro il Libano, mentre scambi di fuoco e bombardamenti si susseguono lungo il confine. L’ingresso diretto di Hezbollah nel conflitto apre lo scenario di una guerra su più fronti, con il rischio di coinvolgere Siria e altri attori regionali.Analisti militari sottolineano che la partecipazione del movimento sciita libanese trasforma la crisi da confronto limitato a possibile guerra regionale, aumentando drasticamente la probabilità di escalation incontrollate.

I briefing del Pentagono mettono in discussione la Casa Bianca

A complicare ulteriormente il quadro politico statunitense sono emerse informazioni provenienti da briefing riservati del Pentagono al Congresso. Secondo fonti interne, funzionari della Difesa avrebbero riconosciuto che l’Iran non stava pianificando attacchi contro forze americane, salvo il caso di un attacco israeliano preventivo contro Teheran. Queste valutazioni contrasterebbero con la narrativa dell’amministrazione, che aveva indicato una minaccia imminente come giustificazione per l’avvio delle operazioni militari. La discrepanza rischia di aprire un duro confronto politico a Washington, dove alcuni parlamentari chiedono chiarimenti sull’intelligence utilizzata per autorizzare l’intervento.

Onde d’urto globali: voli cancellati e petrolio a rischio

Le conseguenze della guerra si stanno già facendo sentire a livello mondiale. Numerosi voli commerciali sono stati sospesi o deviati, mentre compagnie aeree internazionali evitano lo spazio aereo del Medio Oriente.Anche il mercato energetico mostra segnali di forte tensione: le rotte petrolifere del Golfo risultano rallentate e i prezzi del greggio registrano oscillazioni significative, alimentando timori per l’economia globale. Parallelamente, diversi Paesi stanno tentando di evacuare i propri cittadini dalle aree a rischio, ma le operazioni si rivelano complesse a causa della chiusura degli spazi aerei e dell’instabilità diffusa.

 

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