di Redazione

Nel corso di un’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno fatto il punto sulla crisi in Iran e nel Golfo Persico

La crisi innescata dalle operazioni militari contro l’Iran e dalle successive ritorsioni di Teheran rischia di estendersi a tutta la regione mediorientale. È questo il quadro delineato dal governo nel corso dell’informativa urgente alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto il suo intervento con una comunicazione definita “di sollievo”: non risultano cittadini italiani coinvolti negli attacchi, né tra i civili né tra il personale militare. Nella regione si trovano attualmente oltre 70.000 connazionali, tra residenti e presenze temporanee. Solo tra Dubai e Abu Dhabi si contano circa 30.000 italiani. In Israele vivono circa 20.000 cittadini con passaporto italiano, mentre in Iran la comunità è composta da poco meno di 500 persone.

La Farnesina è impegnata nelle operazioni di assistenza e rientro. È previsto un volo speciale da Abu Dhabi a Milano per consentire il ritorno di circa 200 studenti minorenni. Altri connazionali sono già transitati attraverso Oman ed Emirati Arabi Uniti con il coordinamento dell’Unità di Crisi.

Nel suo intervento, Tajani ha sottolineato come le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele siano state decise in autonomia dai due Paesi, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare la minaccia nucleare e balistica iraniana. Il ministro ha riferito che gli attacchi avrebbero colpito figure di vertice del regime e strutture strategiche, mentre la risposta iraniana si è tradotta in lanci di missili balistici contro diversi obiettivi nella regione, inclusi Paesi del Golfo e una base britannica a Cipro.

Teheran avrebbe inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il traffico energetico globale, con ripercussioni immediate sui collegamenti aerei e sulla stabilità dei mercati.

Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha descritto la crisi come “di elevata intensità e rapidissima evoluzione”, tale da richiedere uno stretto coordinamento con gli alleati e una costante capacità di adattamento operativo. Secondo quanto riferito, le operazioni militari di Usa e Israele avrebbero preso di mira centri di comando, sistemi di difesa aerea e infrastrutture legate ai programmi missilistici e ai droni iraniani, considerati una minaccia imminente.

Crosetto ha inoltre confermato che alcuni Paesi del Golfo hanno avanzato richieste di aiuto logistico e forniture per la difesa, precisando che non si tratta di armamenti offensivi. Su questo punto il ministro ha annunciato che tornerà in Parlamento per le necessarie valutazioni politiche ed economiche. “La sicurezza degli approvvigionamenti energetici è strettamente connessa alla sicurezza nazionale”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione sulle possibili conseguenze strategiche del conflitto.

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