di Redazione
Medio Oriente sull’orlo della guerra aperta: nella notte attacco Usa-Israele all’Iran, Teheran risponde con missili. Appello di Trump: “La vostra libertà è vicina”. Preoccupazione delle cancellerie internazionali. Rappresaglie negli Emirati
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Il Medio Oriente entra in una nuova fase di guerra aperta. Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una vasta operazione militare contro obiettivi strategici iraniani, colpendo la capitale Teheran e altre installazioni considerate legate al programma nucleare e missilistico della Repubblica islamica. Le esplosioni, udite in diversi quartieri della città, segnano l’inizio di quella che Washington ha definito una grande operazione militare destinata a proseguire nei prossimi giorni.
L’attacco e la risposta iraniana
Secondo fonti internazionali, i raid — coordinati tra forze israeliane e statunitensi — hanno colpito siti governativi e militari, inclusa un’area vicina agli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei. Israele ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e chiuso lo spazio aereo, preparando la popolazione a possibili rappresaglie.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha lanciato una prima ondata di missili e droni contro Israele, attivando le difese antimissile e facendo risuonare le sirene d’allarme in numerose città israeliane. Le autorità iraniane hanno promesso una «ritorsione schiacciante», mentre l’intera regione entra in uno stato di massima allerta.
Le ragioni della guerra
L’operazione arriva dopo mesi di tensioni crescenti e il fallimento dei negoziati sul nucleare iraniano. Washington e Tel Aviv accusano Teheran di proseguire nello sviluppo di capacità nucleari e missilistiche considerate una minaccia esistenziale; accuse sempre respinte dall’Iran, che sostiene la natura civile del proprio programma atomico.
Il conflitto era considerato da tempo uno scenario possibile. Il progressivo deterioramento dei rapporti diplomatici, l’accumulo di forze militari nella regione e i precedenti scontri indiretti avevano trasformato una “guerra ombra” in un confronto ormai diretto.
Un’escalation regionale

La crisi rischia ora di allargarsi rapidamente. Gruppi alleati dell’Iran in Medio Oriente hanno annunciato possibili azioni contro interessi israeliani e occidentali, mentre diversi Paesi hanno sospeso i voli nell’area per motivi di sicurezza.
Il conflitto si inserisce inoltre in un contesto interno iraniano già estremamente fragile: proteste diffuse, repressione e una profonda crisi economica avevano indebolito il Paese nei mesi precedenti, rendendo la situazione interna potenzialmente esplosiva.
Il rischio globale
L’attacco rappresenta una delle azioni militari più dirette contro l’Iran nella storia recente e apre scenari imprevedibili: dalla possibile chiusura delle rotte energetiche nel Golfo Persico a un coinvolgimento di altre potenze regionali e internazionali.
Analisti internazionali avvertono che l’operazione potrebbe non fermare il programma nucleare iraniano, ma accelerare una spirale di escalation capace di destabilizzare l’intero equilibrio globale già segnato da conflitti multipli.
Un nuovo punto di non ritorno
La guerra tra Israele e Iran — con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti — segna un passaggio storico: il passaggio dalla deterrenza alla guerra dichiarata. Nelle prossime ore sarà decisiva la capacità della diplomazia internazionale di evitare che il conflitto si trasformi in una guerra regionale su vasta scala.
Il Medio Oriente, ancora una volta, diventa il baricentro della crisi mondiale.
RAPPRESAGLIE GRAVI NEGLI EMIRATI
Secondo le emittenti satellitari arabe, la risposta missilistica dei Pasdaran avrebbe colpito diversi obiettivi statunitensi nell’area del Golfo. Attacchi sarebbero stati segnalati contro basi Usa in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Iraq ed Emirati hanno chiuso lo spazio aereo, mentre in Giordania sono risuonate le sirene d’allarme.
Il Bahrein ha confermato di essere sotto attacco. Media locali riferiscono che alcuni missili avrebbero preso di mira l’area di Juffair, dove ha sede la Quinta Flotta americana. Qatar ed Emirati, secondo le prime informazioni, sarebbero riusciti a intercettare parte dei vettori in arrivo grazie ai sistemi di difesa antimissile. Resta incerta, invece, la situazione in Kuwait.
Fonti israeliane riportano che il ministero dell’Interno del Bahrein ha attivato gli allarmi per il lancio di missili e invitato la popolazione a restare nei rifugi e nelle aree protette.
Intanto le ambasciate degli Stati Uniti negli Emirati, in Qatar e in Bahrein hanno esortato il personale diplomatico e i cittadini americani presenti nei rispettivi Paesi a mettersi immediatamente al sicuro. Per le sedi diplomatiche è stato disposto il lockdown.
(ASSOCIATED MEDIAS)
L’articolo Medio Oriente in fiamme dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran. Gravi rappresaglie negli Emirati, colpite Doha e Abu Dhabi proviene da Associated Medias.

