di Redazione
Il governatore Alberto Stefani chiude il confronto interno alla maggioranza e prepara 13 nomine strategiche
La sanità veneta cambia volto. Dopo giorni di trattative e mediazioni politiche, la maggioranza ha trovato la quadra sulle nomine che ridisegneranno la governance di un sistema che vale circa 11 miliardi di euro l’anno. Tredici incarichi chiave – nove Usl, due Aziende ospedaliere universitarie, lo Iov e Azienda Zero – ai quali si aggiungerà a breve anche la scelta del nuovo direttore generale della Sanità regionale.
La delibera dovrebbe essere formalizzata in tempi rapidi, così da evitare vuoti alla scadenza dei mandati in corso. Per il presidente Alberto Stefani si è trattato di un passaggio delicato: dopo una lunga stagione in cui le scelte sanitarie facevano capo a un’unica regia politica, il nuovo corso ha richiesto un lavoro di bilanciamento tra le diverse anime della coalizione. Un confronto non privo di tensioni, emerse anche attraverso prese di posizione anonime circolate in Consiglio regionale.
Nel nuovo assetto convivono stabilità e rinnovamento. Alcuni direttori generali sono orientati alla conferma, a garanzia della continuità amministrativa in aziende considerate strategiche. Altri incarichi, invece, vedranno un avvicendamento o uno spostamento di ruolo, in una sorta di “valzer” interno che mira a redistribuire competenze ed equilibri territoriali.
Alla Dolomiti è previsto un prolungamento tecnico dell’attuale gestione commissariale. Alla Marca Trevigiana si apre la successione dopo il pensionamento del direttore in carica, con candidature interne e soluzioni di esperienza sul tavolo. Alla Serenissima si profila un cambio al vertice, mentre tra Polesana, Berica ed Euganea si ragiona su possibili ritorni e nuovi innesti, compreso l’arrivo di un dirigente proveniente dall’Emilia-Romagna per guidare l’azienda sanitaria più grande della regione.
Movimenti attesi anche tra le aziende ospedaliere universitarie, dove le nomine richiedono la condivisione con i rettorati di Padova e Verona. Nella città del Santo prende corpo l’ipotesi di affidare la guida a un profilo con lunga esperienza nella macchina regionale e nella rete oncologica, mentre resta sullo sfondo il progetto del nuovo polo ospedaliero, per il quale potrebbe essere individuata una figura commissariale dedicata. A Verona, invece, si va verso un cambio al vertice, con l’ipotesi di una soluzione interna alla struttura regionale.
Partita ancora aperta per Azienda Zero, il perno amministrativo del sistema sanitario, e soprattutto per la direzione generale della Sanità regionale. Dopo le dimissioni dell’attuale dg, che resterà in carica fino a metà aprile, il confronto è ristretto a due profili di peso: un manager con precedenti esperienze ai vertici della sanità veneta e un dirigente oggi impegnato a livello nazionale.
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