di Corinna Pindaro
Nell’inchiesta sulle Regionali Liguria 2020 lo Stato chiede oltre 5 milioni di euro per danni istituzionali e patrimoniali. Coinvolti 18 imputati, decisione del gup attesa il 9 marzo
Cinque milioni di euro per il danno all’immagine delle istituzioni e quasi mezzo milione per i costi dell’inchiesta. È la cifra che l’Avvocatura dello Stato ha chiesto nell’udienza preliminare del procedimento sulle Regionali liguri del 2020, l’inchiesta che ha coinvolto l’ex governatore Giovanni Toti – già uscito dal processo con un patteggiamento – e una parte del sistema portuale genovese.
La richiesta è stata presentata per conto dei ministeri della Giustizia e dell’Interno, guidati rispettivamente da Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, che si sono costituiti parte civile in modo congiunto.
“Un vulnus incommensurabile alla credibilità delle istituzioni”
A motivare la richiesta è l’avvocato dello Stato di Genova Giuseppe Novaresi. Secondo l’atto depositato in aula, l’ipotesi di voti condizionati o “barattati” avrebbe prodotto un danno profondo alla fiducia dei cittadini.
L’opinione pubblica, si legge, avrebbe subito “un vulnus incommensurabile”, perché le informazioni diffuse avrebbero trasmesso l’idea che i valori della democrazia – realizzati solo attraverso un voto libero – possano essere oggetto di scambio in cambio di utilità indebite o accordi di matrice mafiosa.
L’alterazione del procedimento elettorale, definita “miserabile mercimonio”, avrebbe avuto risonanza nazionale, colpendo il cuore del rapporto tra cittadini e istituzioni. “Accreditare il messaggio che il voto possa essere oggetto di mercimonio – sostiene l’Avvocatura – significa allontanare il popolo sovrano dall’esercizio del diritto-dovere di voto”.
Da qui la richiesta di 5 milioni di euro per i cosiddetti “danni istituzionali”.
I costi dell’inchiesta e la cifra record
Oltre al danno all’immagine, lo Stato chiede circa 500mila euro per i danni patrimoniali: straordinari del personale, attività investigative, intercettazioni e spese sostenute durante un’indagine complessa.
Il procuratore capo Nicola Piacente aveva quantificato i costi complessivi delle indagini in circa 396mila euro, inclusi gli ascolti telefonici per tutti gli indagati. La richiesta dell’Avvocatura supera quella stima e porta il totale a oltre 5,4 milioni di euro, una cifra che va ben oltre il semplice rimborso delle spese.
Diciotto imputati e aggravante mafiosa
Gli indagati sono diciotto. Tra loro l’ex capo di gabinetto della Regione Liguria Matteo Cozzani, i gemelli Arturo e Angelo Testa e l’ex sindacalista Cgil Venanzio Maurici, per i quali i pm Federico Manotti e Luca Monteverde contestano anche l’aggravante mafiosa.
È stato chiesto il processo anche per Paolo Piacenza (omessa denuncia), oggi presidente dell’Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, per i gemelli Maurizio e Arturo Angelo Testa, per l’ex consigliere regionale Stefano Anzalone e per l’ex consigliere comunale genovese Umberto Lo Grasso, tutti accusati di corruzione elettorale.
La linea della difesa: “Norma non applicabile”
I legali degli imputati hanno sollevato diverse eccezioni, tra cui una questione di costituzionalità. Il Dpr 570/1960, la norma contestata dalla Procura, secondo la difesa si applicherebbe solo alle elezioni statali e comunali e non a quelle regionali.
Nella prossima udienza replicherà la Procura. La decisione del gup Andrea Morando è attesa per il 9 marzo. Intanto resta sul tavolo una richiesta di risarcimento che punta non solo a coprire i costi dell’inchiesta, ma a sanzionare – almeno sul piano simbolico – un presunto colpo alla credibilità della democrazia.
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