di Carlo Longo

Gli Stati Uniti chiudono il 2025 con Pil al +2,2% in rallentamento. Nel quarto trimestre crescita all’1,4%. Inflazione Pce oltre le attese e pochi nuovi posti di lavoro

economia usaBureau of Economic Analysis ha diffuso i dati aggiornati sull’andamento del prodotto interno lordo statunitense, confermando un rallentamento dell’economia nel 2025. La crescita annua si è attestata al 2,2%, un ritmo inferiore rispetto al +2,8% registrato nel 2024.

La dinamica si è ulteriormente indebolita nell’ultima parte dell’anno. Nel quarto trimestre il PIL degli Stati Uniti ha segnato un incremento annualizzato dell’1,4%, in netto calo rispetto all’espansione del 4,4% osservata nel terzo trimestre. Il dato è risultato inferiore anche alle stime degli analisti, che prevedevano una performance decisamente più robusta negli ultimi mesi del 2025.

Questo quadro conferma una fase di raffreddamento dell’economia americana, dopo un periodo di crescita sostenuta.

Inflazione PCE in aumento: pressione sui prezzi a fine anno

Sul fronte dei prezzi, le indicazioni non sono state più rassicuranti. L’indice PCE, misura dell’inflazione legata alle spese per consumi personali e indicatore di riferimento per la politica monetaria della Federal Reserve, ha mostrato un’accelerazione a dicembre.

L’aumento mensile è stato dello 0,4%, il valore più elevato da febbraio 2025, in crescita rispetto allo 0,2% registrato a novembre. Le attese si fermavano a un +0,3%. Su base annua, l’inflazione PCE ha raggiunto il 2,9%, leggermente superiore al 2,8% previsto dal mercato.

Anche la componente “core”, depurata dagli elementi più volatili come energia e alimentari, ha evidenziato un incremento dello 0,4% su base mensile, raddoppiando il ritmo del mese precedente. In termini tendenziali, l’indice core è salito al 3%, segnando il livello più alto dall’aprile 2025.

Questi numeri suggeriscono che le pressioni inflazionistiche restano persistenti, complicando il percorso della banca centrale verso la stabilità dei prezzi.

Crescita economica senza occupazione: il paradosso del mercato del lavoro

Un elemento particolarmente significativo del rapporto riguarda il mercato del lavoro. Nonostante l’economia americana sia cresciuta nel 2025, la creazione di nuovi posti è rimasta sorprendentemente contenuta.

Secondo i dati governativi più recenti, nel corso dell’anno sono stati generati meno di 200.000 nuovi impieghi, il livello più basso dall’impatto della pandemia nel 2020. Si tratta di un dato che evidenzia un evidente scollamento tra l’andamento del PIL e l’espansione dell’occupazione.

Il tasso di disoccupazione è salito solo marginalmente, passando dal 4% al 4,3%. Tra le possibili spiegazioni vi è la riduzione della crescita demografica, influenzata anche dalle politiche restrittive sull’immigrazione introdotte durante l’amministrazione di Donald Trump. Un minor afflusso di lavoratori ha limitato l’aumento della forza lavoro disponibile, attenuando l’impatto sul tasso di disoccupazione.

Prospettive per l’economia statunitense

Il 2025 si chiude quindi con un’economia ancora in espansione, ma caratterizzata da un ritmo più moderato rispetto all’anno precedente, un’inflazione PCE in ripresa e un mercato del lavoro meno dinamico.

L’evoluzione dei prossimi trimestri dipenderà in larga misura dalle decisioni della Federal Reserve in materia di tassi di interesse e dalla capacità dell’economia americana di sostenere la crescita senza riaccendere ulteriormente le pressioni sui prezzi. In questo contesto, il bilanciamento tra stabilità macroeconomica e occupazione rappresenterà la vera sfida per il 2026.

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