di Redazione

Il parlamento peruviano ha rimosso José Jerí dalla presidenza ad interim dopo appena quattro mesi. La mozione di censura è passata con 75 voti favorevoli

Il Perù cambia ancora guida. Martedì il parlamento ha votato la rimozione di José Jerí dalla carica di presidente ad interim con 75 voti a favore, 24 contrari e 3 astensioni, durante una sessione straordinaria. La decisione segna l’ennesimo capitolo di una lunga fase di instabilità politica: negli ultimi dieci anni il paese ha visto avvicendarsi nove presidenti.

Jerí, 39 anni, avvocato e membro del partito conservatore Siamo il Perù, era salito alla presidenza lo scorso ottobre dopo la destituzione per impeachment di Dina Boluarte, in carica dal 2022. Inizialmente accolto con moderato favore, aveva però rapidamente perso consenso, anche a causa di polemiche legate a incontri controversi e a un’indagine giudiziaria.

Diversamente dai casi precedenti, per la sua rimozione non è stata attivata la procedura di impeachment — che richiede almeno 87 voti — ma lo strumento della “censura”, solitamente applicato ai ministri. Per approvarla sono stati sufficienti 66 voti sui 130 del parlamento unicamerale, soglia superata con un margine significativo.

Tra i fattori che hanno contribuito alla crisi politica vi sono alcuni incontri non ufficiali con imprenditori cinesi. A fine novembre Jerí aveva visto, senza informare i propri collaboratori, Zhihua Yang, titolare di una concessione per una centrale idroelettrica nelle Ande, in un edificio dichiarato inagibile. Successivamente aveva ricevuto al palazzo presidenziale Ji Wu Xiaodong, imprenditore agli arresti domiciliari e ritenuto vicino a un’organizzazione coinvolta nel disboscamento illegale in Amazzonia. Ulteriori polemiche erano nate dopo la permanenza notturna di un gruppo di donne nel palazzo del governo, episodio che Jerí aveva spiegato come parte delle attività di transizione dall’amministrazione Boluarte.

All’inizio dell’anno la procura generale aveva aperto un’indagine preliminare nei suoi confronti per presunto traffico di influenze, alimentando le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni. Il successore sarà scelto nella prossima seduta parlamentare, prevista per mercoledì alle 18 ora locale. Tuttavia, l’incarico potrebbe essere di breve durata: il 12 aprile sono in programma le elezioni generali per eleggere il nuovo presidente e rinnovare il parlamento. In base a una riforma costituzionale approvata nel 2024, l’assemblea tornerà a essere bicamerale, con un Senato di 60 membri e una Camera dei deputati di 130.

La caduta di Jerí si inserisce in una sequenza di crisi istituzionali che hanno segnato la politica peruviana recente. Dina Boluarte era stata rimossa per scandali di corruzione e per la gestione ritenuta inefficace dell’aumento della criminalità, mentre il suo predecessore Pedro Castillo era stato destituito con l’accusa di aver tentato un colpo di stato. Prima ancora, nel 2020, Martín Vizcarra era stato rimosso per presunte irregolarità legate a casi di corruzione.

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