di Ennio Bassi
Il nodo resta quello delle regioni occupate. Già nei negoziati di Istanbul del 2025, Medinsky aveva avvertito che un rifiuto ucraino delle condizioni russe avrebbe aperto la strada a nuove avanzate militari. Parole che oggi pesano come un macigno sul clima negoziale.

Ginevra torna capitale della diplomazia: al via il terzo round di colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti per provare a spegnere il conflitto che da quattro anni logora l’Europa orientale. Dopo i due incontri preliminari di Abu Dhabi, il vertice di oggi – martedì 17 febbraio – è carico di aspettative: il tempo delle dichiarazioni dovrebbe lasciare spazio a primi passi concreti verso la pace.
Mosca schiera i “falchi”
Più ampia e politicamente pesante la delegazione russa. Il Cremlino ha affidato la guida dei negoziati all’assistente presidenziale Vladimir Medinsky, figura considerata intransigente da Kiev. Con lui anche il capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov, mentre l’inviato speciale di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, lavorerà in parallelo su un tavolo economico. A confermare la linea dura è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: sul tavolo ci saranno soprattutto le “questioni territoriali” e le richieste avanzate da Mosca. Un segnale netto sull’irrinunciabilità, per la Russia, degli avamposti conquistati.
Kiev conferma la sua squadra
Delegazione invariata per l’Ucraina: presenti il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Rustem Umerov e il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov, uomini chiave del presidente Volodymyr Zelensky.
Territori e linee rosse
Il nodo resta quello delle regioni occupate. Già nei negoziati di Istanbul del 2025, Medinsky aveva avvertito che un rifiuto ucraino delle condizioni russe avrebbe aperto la strada a nuove avanzate militari. Parole che oggi pesano come un macigno sul clima negoziale.
Washington rivendica la regia
Nonostante le tensioni, gli Stati Uniti si dicono fiduciosi. Da Budapest il Segretario di Stato Marco Rubio ha rivendicato il ruolo unico di Washington: “Siamo l’unica nazione in grado di portare russi e ucraini allo stesso tavolo”. Rubio ha escluso pressioni per un accordo forzato, sottolineando però quanto il presidente Donald Trump abbia investito, in termini politici e diplomatici, per chiudere una guerra definita “incredibilmente distruttiva”.
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