di Carlo Longo

Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), guidato da Tarique Rahman, ha ottenuto la maggioranza nelle prime elezioni legislative successive alla destituzione di Sheikh Hasina. Con oltre 151 seggi su 350, il partito è in posizione per formare il nuovo governo

Il Bangladesh volta pagina dopo la fine del lungo dominio politico di Sheikh Hasina. Nelle elezioni legislative convocate a distanza di poco più di un anno dalla sua destituzione, il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), guidato da Tarique Rahman, ha ottenuto almeno 151 dei 350 seggi del parlamento unicamerale, una soglia sufficiente per avviare la formazione del nuovo esecutivo. Lo scrutinio è ancora in corso, ma l’esito appare ormai delineato.

Il voto rappresenta un passaggio cruciale per il paese, segnato nell’estate del 2024 da massicce proteste antigovernative guidate soprattutto da studenti universitari, che portarono alla rimozione di Hasina dopo anni di crescenti tensioni e accuse di autoritarismo.

A contestare i risultati è stato il partito islamista Jamaat-e-Islami, attualmente secondo con 48 seggi. Vietato durante i governi di Hasina e tornato sulla scena politica dopo la sua caduta, il partito include tra i suoi sostenitori anche molti dei giovani protagonisti delle manifestazioni del 2024. Un portavoce ha denunciato presunte irregolarità nello scrutinio, parlando di «incongruenze ripetute» e di «seri dubbi sull’integrità» dell’intero processo elettorale. La Commissione elettorale ha invece definito la consultazione «neutrale e credibile».

Jamaat-e-Islami sostiene un’agenda di impronta radicale in un paese a maggioranza musulmana: propone l’introduzione della sharia come base normativa, non ha candidato donne alle elezioni e promuove una riduzione dell’orario lavorativo femminile da otto a cinque ore, accompagnata da un sussidio pubblico per compensare le ore non lavorate. Il leader del partito, Shafiqur Rahman, ha inoltre espresso posizioni controverse, tra cui la negazione dell’esistenza dello stupro coniugale.

Sul piano internazionale, la vittoria del BNP ha già raccolto diverse reazioni. Il presidente pakistano Asif Ali Zardari e il primo ministro indiano Narendra Modi si sono congratulati con Rahman. Anche gli Stati Uniti, attraverso i canali social della propria ambasciata a Dacca, hanno parlato di una «vittoria storica», manifestando l’intenzione di collaborare con il futuro governo su temi di prosperità e sicurezza.

Tarique Rahman, probabile prossimo primo ministro, è figlio dell’ex premier Khaleda Zia, storica rivale di Hasina. Pur non godendo dello stesso carisma della madre, Rahman ha beneficiato del fatto che negli ultimi anni Zia fosse diventata per molti un simbolo dell’opposizione democratica al governo di Hasina. Nel 2024 la repressione delle proteste costò la vita ad almeno 1.400 persone, secondo le stime diffuse all’epoca.

Contestualmente alle legislative, gli elettori sono stati chiamati a esprimersi in un referendum sulle riforme costituzionali promosse dal governo ad interim guidato dal premio Nobel Muhammad Yunus. Le modifiche, raccolte nella cosiddetta “Carta di luglio”, riguardano tra l’altro il sistema elettorale, la magistratura e le forze di sicurezza. Il documento era stato approvato a maggio dai principali partiti, compresi BNP e Jamaat-e-Islami, anche se successivamente il BNP ne ha rimesso in discussione alcune parti. I sondaggi diffusi dalle televisioni locali indicavano un’ampia prevalenza del “sì”. Le elezioni erano particolarmente attese anche per l’assenza di Sheikh Hasina dalla competizione: il suo partito è stato sciolto, lei è stata condannata a morte e attualmente vive in esilio in India, in una località non resa pubblica.

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