di Carlo Longo

Al vertice informale Ue sulla competitività Draghi e Letta indicano la rotta. Italia e Germania spingono su deregulation ed energia, la Francia rilancia sugli Eurobond

vertice ue competitivitàNel castello di Alden Biesen, nelle Fiandre belghe, è in corso il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea dedicato alle sfide della competitività. Un appuntamento che, pur senza decisioni formali, ha assunto un peso politico rilevante per il futuro dell’Ue.

A dare il tono alla discussione della mattinata è stato l’intervento di Mario Draghi, autore del rapporto che già dal 2024 sollecita una svolta strategica europea e investimenti fino a 800 miliardi di euro per difendere prosperità e libertà in uno scenario globale sempre più ostile. Nel pomeriggio toccherà a un altro ex premier italiano, Enrico Letta, presentare le proprie raccomandazioni sul rafforzamento del mercato unico.

Il vertice è stato convocato dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ed è diventato il terreno di confronto tra diverse visioni sul futuro economico dell’Unione.

L’asse Roma-Berlino e la spinta alla deregolamentazione

Italia e Germania arrivano all’appuntamento forti di un’intesa rafforzata nelle ultime settimane. Prima l’incontro bilaterale a Villa Pamphili, poi il documento congiunto sulla competitività hanno consolidato un asse che punta a ridurre il peso della burocrazia europea e ad accelerare i processi decisionali.

L’obiettivo condiviso da Roma e Berlino è una deregolamentazione mirata, capace di rendere l’Ue più agile, anche attraverso un controllo più stringente sull’azione della Commissione e del Parlamento europeo. Una linea che ha già acceso il dibattito tra gli Stati membri e che rappresenta uno dei nodi centrali del confronto di oggi.

La risposta della Francia e il ritorno degli Eurobond

La Francia, rimasta inizialmente ai margini dell’intesa tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, ha scelto di rilanciare. Il presidente Emmanuel Macron ha riportato sul tavolo la proposta degli Eurobond, ovvero l’emissione di debito comune europeo per finanziare gli investimenti necessari all’autonomia strategica, dalla difesa alle nuove tecnologie.

Un’idea che divide profondamente l’Unione e che difficilmente troverà una sintesi immediata, ma che segna una chiara differenza di approccio tra Parigi e il tandem italo-tedesco.

Energia e automotive tra i dossier più urgenti

Tra i temi destinati a pesare di più nelle prossime settimane c’è anche il costo dell’energia, indicato da molti governi come uno dei principali freni alla competitività europea. Diverse capitali chiedono interventi comuni capaci di incidere in modo concreto sulle bollette di famiglie e imprese.

Proprio su questo punto Meloni ha indicato la sua priorità: «Mi concentrerò soprattutto sui prezzi dell’energia», ha detto ai giornalisti prima dell’inizio dei lavori, anticipando che un provvedimento nazionale arriverà in Consiglio dei ministri già la prossima settimana. La premier ha sottolineato che la vera sfida del vertice è capire se l’Unione europea sia in grado di offrire risposte rapide ed efficaci, perché «non c’è più tempo da perdere».

Altro dossier sensibile è quello dell’automotive. Italia e Germania hanno già fatto fronte comune nei mesi scorsi contro il divieto di vendita dei motori a combustione dal 2035, e il tema resta centrale in vista del Consiglio europeo di marzo.

Il pre-vertice dei “volenterosi”

Il summit di Alden Biesen è stato preceduto da un incontro ristretto promosso proprio da Meloni e Merz, al quale hanno partecipato i leader di ben venti Paesi, tra cui Francia, Polonia, Danimarca, Olanda, Grecia e Svezia. Presente anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Secondo quanto riferito dalla premier italiana, nel pre-vertice non si è discusso di Eurobond, per evitare di trasformarlo in un vero e proprio Consiglio anticipato. Meloni ha comunque ribadito di essere personalmente favorevole allo strumento, pur riconoscendone l’alto tasso di divisività tra gli Stati membri.

Equilibri variabili e messaggi di unità

Nel tentativo di smorzare le tensioni, Meloni ha insistito sul fatto che l’asse con Berlino non è costruito “contro” qualcuno. Le alleanze, ha spiegato, possono cambiare a seconda dei dossier: sul bilancio pluriennale e sui fondi di coesione, ad esempio, l’Italia guarda più ai Paesi del Sud Europa.

A confermare che il rapporto franco-tedesco resta centrale, Merz e Macron si sono presentati insieme al punto stampa finale. «Vogliamo un’Europa più veloce e un’industria più competitiva», ha dichiarato il cancelliere tedesco, sottolineando la sintonia con il presidente francese e la volontà di compiere un passo avanti già da questo vertice informale.

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