di Carlo Longo

Scene di rabbia e dolore davanti al tribunale di Sion: le famiglie delle vittime del rogo del Constellation affrontano i proprietari prima dell’interrogatorio

CRANSLa tensione accumulata da settimane è deflagrata all’improvviso, poco prima delle nove del mattino, davanti al tribunale di Sion. Mentre Jacques Moretti e Jessica Moretti stavano per entrare in aula per una nuova giornata di interrogatori sul rogo del locale Le Constellation, un gruppo di familiari delle vittime li ha affrontati urlando accuse e insulti.

“Mafiosi”, “assassini”, “avete ucciso mio figlio”: le grida hanno rotto il silenzio sotto una pioggia battente. Ne sono seguiti spintoni, pianti e momenti di forte concitazione davanti a telecamere e fotografi. Jessica Moretti, visibilmente sotto shock, è rimasta schiacciata contro un muro, mentre il marito cercava di proteggerla. “Mi dispiace, mi assumerò le mie responsabilità”, ha ripetuto Jacques alla folla.

Cinque minuti di caos e dolore

La scena è durata pochi minuti, ma è stata sufficiente a mostrare tutta la frattura tra le parti. Tra i presenti c’era Michel Pidoux, padre di Trystan, uno dei ragazzi morti nell’incendio. Accanto a lui il figlio più giovane, ancora minorenne, indossava una maglietta con il volto del fratello scomparso.

Una madre, in lacrime, ha urlato contro Jacques Moretti puntando il dito sulla cauzione pagata per la sua scarcerazione: “Duecentomila franchi e mio figlio dov’è? Era solo un bambino”. Altri familiari hanno accusato la coppia di voler “comprare” la libertà, ricordando che nessuna somma può compensare la perdita di una vita.

La polizia è intervenuta per cercare di ristabilire l’ordine, mentre gli avvocati osservavano la scena senza intervenire.

Dal confronto al dialogo mancato

L’episodio ha segnato una netta rottura rispetto al clima del giorno precedente. Solo ventiquattr’ore prima, durante una pausa dell’udienza, alcune famiglie avevano incontrato i coniugi Moretti in un confronto privato fatto di parole, lacrime e strette di mano. Un tentativo fragile di dialogo che oggi è stato travolto da rabbia e disperazione.

Il peso dei numeri – 41 morti e 115 feriti – è tornato a imporsi con forza proprio mentre Jessica Moretti si apprestava a riprendere posto davanti ai giudici.

Le parole di Jessica in aula

Una volta in tribunale, la titolare del locale ha affrontato anche quanto accaduto all’esterno. In lacrime, ha spiegato di aver voluto passare davanti alle famiglie proprio perché consapevole della loro presenza: “Sapevamo che desideravano incontrarci. Comprendiamo la vostra rabbia e il vostro odio. Saremo qui per rispondere a ogni domanda”.

Nel corso dell’interrogatorio, Jessica ha ricostruito i momenti immediatamente successivi allo scoppio dell’incendio. Ha spiegato di essere uscita subito all’esterno per dare l’allarme e chiamare i soccorsi: “Non si può combattere un incendio. La mia priorità era far evacuare le persone e avvisare i pompieri. Sono figlia di un vigile del fuoco, è stato un riflesso”.

Sicurezza sotto accusa

Sul fronte delle misure di prevenzione, la direttrice del Constellation ha ammesso che nel locale non erano mai state organizzate esercitazioni di evacuazione. “Nessuno ci ha mai detto che fosse necessario”, ha dichiarato. Una frase che ha pesato nell’aula, già carica di tensione.

Riguardo alla sicurezza nella notte di Capodanno, Jessica ha sostenuto che fossero presenti due addetti all’ordine. Tuttavia, secondo la documentazione acquisita dalla procura, risulterebbe l’ingaggio di un solo buttafuori, un elemento destinato ad aggravare il quadro accusatorio.

Un processo che si carica di emozioni

L’episodio di Sion segna uno spartiacque nel procedimento giudiziario. Non solo un passaggio processuale, ma uno scontro diretto tra chi chiede verità e giustizia e chi è chiamato a rispondere di una tragedia che ha segnato per sempre decine di famiglie.

Il processo sul rogo di Crans-Montana entra così nella sua fase più delicata, dove alle carte giudiziarie si sommano dolore, rabbia e una richiesta di responsabilità che va oltre l’aula di tribunale.

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