di Corinna Pindaro
Nuove rivelazioni sul patteggiamento tra il principe Andrea e Virginia Giuffre: soldi della Royal Family, prestiti mai restituiti e scenari giudiziari ancora aperti
Emergono nuovi elementi sul patteggiamento che nel 2022 ha consentito all’ex duca di York di evitare un processo civile negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Sun, l’accordo con Virginia Giuffre non sarebbe stato sostenuto economicamente solo dalla regina Elisabetta II, ma da più membri della famiglia reale.
Il patteggiamento, dal valore complessivo stimato in circa 14 milioni di euro, servì a chiudere la causa in cui Giuffre accusava Principe Andrea di abusi sessuali subiti quando era minorenne, sostenendo di essere stata coinvolta nel circuito di traffico di ragazze gestito da Jeffrey Epstein.
Chi avrebbe pagato e quanto
Secondo le nuove ricostruzioni, Elisabetta II avrebbe contribuito con circa 7 milioni di sterline, mentre altri 3 milioni sarebbero arrivati da fondi appartenuti al principe Filippo, morto nel 2021. A completare la cifra sarebbero stati circa 2 milioni di euro messi a disposizione da Carlo, all’epoca principe di Galles e fratello maggiore di Andrea.
L’intervento economico della famiglia reale sarebbe stato determinante per consentire all’ex duca di York di evitare un dibattimento pubblico negli Stati Uniti, che avrebbe potuto produrre conseguenze devastanti per l’immagine della monarchia.
Non una donazione, ma un prestito mai restituito
Il dettaglio più imbarazzante riguarda la natura del contributo economico. Secondo le fonti citate dal tabloid, non si sarebbe trattato di una donazione, bensì di un prestito che Andrea avrebbe dovuto restituire. Prestito che, a distanza di anni, non risulterebbe mai rientrato.
Andrea avrebbe pianificato di saldare il debito vendendo uno chalet di lusso in Svizzera, valutato inizialmente circa 19 milioni di sterline. Tuttavia, la vendita avrebbe fruttato molto meno del previsto, lasciando il debito sostanzialmente intatto. «Per quanto risulta, non è stato restituito nemmeno un centesimo», avrebbe riferito una fonte vicina al dossier.
“Mettere a tacere lo scandalo” prima del Giubileo
L’obiettivo della Royal Family, secondo la ricostruzione, era chiaro: evitare che lo scandalo esplodesse pubblicamente in un momento simbolico come il Giubileo di Platino della regina, celebrato nel 2022. Chiudere la causa avrebbe consentito di “mettere una pietra sopra” alla vicenda, sacrificando però il diritto dell’accusatrice a un confronto in aula.
Secondo una fonte citata dal Sun, «il denaro ha comprato il silenzio, ma ha privato Virginia del suo giorno in tribunale e della possibilità di contestare apertamente la versione di Andrea».
Le accuse interne alla famiglia reale
Le rivelazioni si spingono oltre, toccando anche i rapporti interni alla famiglia reale. Andrea avrebbe minimizzato per anni la portata della sua relazione con Epstein, inducendo i familiari a credere a una versione attenuata dei fatti. «Hanno creduto alle sue bugie e lo hanno aiutato a far sparire il problema», sostiene una fonte.
La regina Elisabetta, secondo le stesse testimonianze, sarebbe stata profondamente provata dallo scandalo, consapevole che il peso politico e morale della vicenda sarebbe ricaduto prima o poi su suo figlio Carlo.
Il futuro giudiziario di Andrea resta incerto
Nonostante il patteggiamento, il capitolo giudiziario potrebbe non essere definitivamente chiuso. Le autorità britanniche starebbero valutando nuove iniziative alla luce dei cosiddetti Epstein files, che includerebbero riferimenti a presunti episodi di traffico di donne avvenuti anche a Londra.
Alcuni parlamentari statunitensi sostengono inoltre che una donna anonima ritratta in fotografie recenti insieme ad Andrea potrebbe essere un’ulteriore vittima del giro di Epstein. Elementi che potrebbero riaprire scenari giudiziari finora ritenuti archiviati.
Una ferita ancora aperta per la monarchia
La morte di Virginia Giuffre, avvenuta ufficialmente per suicidio lo scorso aprile in Australia all’età di 41 anni, ha riacceso l’attenzione su un accordo che, se da un lato ha protetto la monarchia da un processo mediatico globale, dall’altro continua a sollevare interrogativi etici, politici e giudiziari.
Il caso Andrea resta così una delle ombre più persistenti sulla Royal Family contemporanea.
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