di Redazione
L’Italia conquista il primo oro olimpico nello short track a Milano con la staffetta mista composta da Arianna Fontana, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel. Una gara impeccabile chiusa in 2’39”02 davanti a Canada e Belgio
La Milano Ice Skating Arena esplode di entusiasmo per il quartetto azzurro della staffetta mista, che regala all’Italia il primo oro nello short track e il secondo titolo nel medagliere olimpico. Arianna Fontana, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel chiudono una finale impeccabile in 2’39”02, precedendo il Canada (2’39”258) e il Belgio (2’39”353). Fuori dal podio la Cina, campione in carica dopo Pechino 2022.
È una vittoria costruita con precisione e sangue freddo, frutto di una prova senza sbavature. A condividere il successo anche Chiara Betti e Luca Spechenhauser, impiegati nei turni precedenti. Al traguardo Sighel, ultimo frazionista, si concede un gesto destinato a restare negli annali: si volta e taglia la linea di spalle, omaggio al pubblico che ha spinto la squadra nei momenti decisivi. «Era un’idea che avevo da tempo – racconta – e questo era il momento giusto. È stata una gara perfetta, i miei compagni mi hanno preparato il finale nel migliore dei modi».
L’atmosfera è quella delle grandi occasioni: abbracci, lacrime, compagni che invadono la pista per festeggiare. Durante il giro d’onore, Sighel solleva Martina Valcepina, esclusa dai Giochi dopo un infortunio agli Europei ma rimasta al fianco della squadra nella preparazione. Un’immagine che racconta lo spirito del gruppo.
Anche la cerimonia di premiazione regala un momento di leggerezza: dagli spalti arriva un cartonato con il volto di Arianna Fontana immortalato in una celebre linguaccia. La campionessa lo raccoglie sorridendo e replica il gesto, trasformando il podio in uno spettacolo spontaneo.
Per Fontana, veterana con oltre vent’anni di carriera alle spalle, è un’emozione speciale: «Non c’è modo migliore per iniziare, vincere in casa è qualcosa di unico». A sorpresa, prima della finale è stato il più giovane del gruppo, Thomas Nadalini, a caricare i compagni: «Ha detto che questa era casa nostra e dovevamo difenderla», racconta Fontana. Da lì nasce anche un piccolo rito scaramantico, mano sul petto e poi sul ghiaccio, gesto che accompagna la concentrazione prima della partenza.
La vittoria, però, va oltre la scaramanzia. «Ce la siamo meritata – sottolinea Nadalini – abbiamo lavorato tanto per arrivare qui». Confortola parla di un successo «sudato», mentre Spechenhauser lo definisce «epico». Betti sintetizza l’incredulità condivisa: «Lo sognavamo, ma pensare a un oro olimpico in casa sembrava impossibile».
La strategia è stata chiara fin dall’inizio. «È una staffetta costruita nel tempo – spiega Fontana – ognuno con il proprio ruolo: le sprinter per la partenza, chi garantisce velocità in mezzo, chi sa gestire il finale». Sighel aggiunge un dettaglio decisivo: «Abbiamo approfittato degli errori degli altri, ma soprattutto siamo rimasti tranquilli. All’Olimpiade la lucidità fa la differenza».
Sulla carta la concorrenza era forte, con la Cina davanti nel ranking. Ma sul ghiaccio milanese gli azzurri hanno interpretato meglio la gara sin dalle batterie, dimostrando compattezza e fiducia reciproca.
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