di Emilia Morelli

Le parole di Francesca Albanese su Gaza scatenano lo scontro: la Francia chiede le dimissioni della relatrice Onu, reazioni dure anche in Italia e precedenti sanzioni Usa

albaneseMentre il conflitto a Gaza scivola ai margini dell’agenda internazionale, le parole di Francesca Albanese riaccendono un confronto politico e diplomatico di vasta portata. La Francia ha chiesto ufficialmente le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dopo il suo intervento in collegamento video a un forum organizzato da Al Jazeera in Qatar.

Nel corso dell’evento, al quale hanno partecipato figure di primo piano del Medio Oriente, tra cui esponenti di Hamas e rappresentanti del governo iraniano, Albanese ha parlato apertamente di un «genocidio che continua in Palestina», attribuendo precise responsabilità alla comunità internazionale per il sostegno politico, economico e militare fornito a Israele.

Le accuse di Parigi e la linea del governo francese

La reazione di Parigi è stata immediata e durissima. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito le dichiarazioni della relatrice «oltraggiose e riprovevoli», sostenendo che non si limitino a criticare le politiche del governo israeliano, ma colpiscano Israele come Stato e come popolo.

Secondo il capo della diplomazia francese, questo tipo di affermazioni supera il perimetro della critica politica legittima e scivola in un terreno considerato inaccettabile per un rappresentante delle Nazioni Unite. Da qui la richiesta formale di dimissioni.

Il contesto internazionale e la posizione della Francia

La presa di posizione francese arriva in un momento delicato. Parigi è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e negli ultimi anni ha sostenuto iniziative diplomatiche per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il presidente Emmanuel Macron aveva lavorato, insieme al principe saudita Mohammed bin Salman, alla dichiarazione di New York che rilanciava la soluzione dei due Stati, il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza.

Proprio questo equilibrio tra sostegno alla causa palestinese e difesa di Israele rende il caso Albanese particolarmente sensibile per l’Eliseo.

La replica di Albanese: “Il nemico non è Israele”

Prima dell’intervento ufficiale del governo francese, la relatrice Onu aveva tentato di chiarire la propria posizione sui social. In un messaggio pubblicato online, Albanese ha negato di aver indicato Israele come “nemico dell’umanità”, spiegando che il suo riferimento era a un sistema globale fatto di capitali finanziari, armi e algoritmi che, a suo giudizio, renderebbe possibile la violazione sistematica del diritto internazionale.

Una precisazione che, tuttavia, non è bastata a spegnere le polemiche né a modificare la linea di Parigi.

Le reazioni politiche in Italia

Il caso ha avuto eco immediata anche nel dibattito politico italiano. La Lega ha depositato una risoluzione parlamentare per chiedere le dimissioni immediate di Albanese. Da Fratelli d’Italia, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha accusato la relatrice di avere un «profilo antisemita».

Di segno opposto la reazione del Partito democratico. Il deputato Arturo Scotto ha definito «singolare» la richiesta di dimissioni proprio nel giorno in cui Israele avrebbe avviato, secondo diverse fonti, un processo di annessione di fatto della Cisgiordania.

Le sanzioni degli Stati Uniti e il precedente internazionale

La controversia su Francesca Albanese non è nuova. Nel luglio 2025 gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni personali nei suoi confronti, limitandole l’accesso a conti bancari e strumenti finanziari. Misure che, come raccontato dalla stessa relatrice, hanno avuto ripercussioni anche sulla figlia, cittadina americana.

Washington aveva adottato provvedimenti simili anche contro magistrati della Corte penale internazionale coinvolti nelle indagini sui presunti crimini di guerra legati al conflitto israelo-palestinese, compresi i procedimenti che hanno portato al mandato di arresto contro Benjamin Netanyahu e contro l’ex leader di Hamas Yahya Sinwar.

Un nuovo fronte di scontro sul diritto internazionale

Il caso Albanese evidenzia una frattura sempre più profonda sul ruolo delle istituzioni internazionali nel conflitto israelo-palestinese. Tra accuse di parzialità, richieste di dimissioni e sanzioni personali, il dibattito si sposta dal merito della crisi umanitaria di Gaza alla legittimità stessa di chi la denuncia.


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