di Redazione
Nel 2026 l’assegno unico e universale conferma l’impostazione attuale ma introduce alcuni aggiornamenti: niente nuova domanda per chi già lo riceve, rivalutazione dell’1,4% di importi e soglie Isee, adeguamento al costo della vita e calendario dei pagamenti definito
Per le famiglie che percepiscono l’assegno unico e universale il 2026 si apre nel segno della continuità, ma con alcune novità rilevanti. La prima riguarda la domanda: chi già beneficia della misura e ha una richiesta negli archivi Inps con stato “accolta” non dovrà presentarne una nuova per continuare a ricevere l’assegno. L’obbligo di rinnovo scatta solo nei casi in cui la domanda precedente sia stata revocata, respinta o decaduta.
La semplificazione, richiamata nella circolare n. 7 pubblicata dall’Inps il 30 gennaio, si basa sull’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 230/2021, che attribuisce validità pluriennale alle istanze già inoltrate. Restano però possibili aggiornamenti: ad esempio in caso di nascita di un figlio, che richiede l’inserimento di una nuova posizione, oppure quando un figlio raggiunge la maggiore età e cambiano le condizioni dichiarate.
Isee e importi minimi
A partire da marzo 2026, in assenza di un Isee aggiornato, l’assegno sarà corrisposto nella misura minima prevista dalla legge. Per evitare questa riduzione è necessario presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) entro il 28 febbraio 2026.
Chi non provvederà in tempo riceverà l’importo minimo – pari a circa 58 euro mensili – ma potrà recuperare le somme spettanti presentando una nuova Dsu entro il 30 giugno 2026. In tal caso l’Inps effettuerà il ricalcolo retroattivo a partire da marzo, riconoscendo gli eventuali arretrati.
Rivalutazione dell’1,4% e nuove soglie
Dal 1° gennaio 2026 scatta inoltre una rivalutazione dell’1,4%, collegata all’andamento dell’inflazione. L’adeguamento interessa sia gli importi mensili sia le soglie Isee che determinano l’accesso alle diverse fasce della prestazione.
La soglia Isee che consente di ottenere l’assegno nella misura massima sale a 17.468,51 euro, mentre il limite superiore arriva a 46.582,71 euro. Lo spostamento delle fasce potrebbe incidere sulla collocazione di alcune famiglie, che a parità di reddito potrebbero rientrare in uno scaglione leggermente diverso rispetto all’anno precedente.
Quanto agli importi, l’assegno massimo mensile passa da 201 a 203,80 euro, mentre quello minimo aumenta da 57,50 a 58,30 euro. La struttura della misura rimane invariata: l’importo diminuisce progressivamente all’aumentare dell’Isee, ma una quota base è comunque garantita anche a chi non presenta l’indicatore.
Il calendario dei pagamenti
Per febbraio l’Inps prevede l’accredito dell’assegno tra il 19 e il 20 del mese per le famiglie che già lo percepiscono senza variazioni. Chi ha presentato domanda a gennaio o ha subito un ricalcolo significativo potrebbe invece ricevere il pagamento nella settimana tra il 23 e il 27 febbraio.
Per i mesi successivi, in assenza di modifiche alla domanda, le erogazioni sono previste indicativamente nelle finestre del 19-20 marzo, 20-21 aprile, 20-21 maggio, 18-19 giugno, 20-21 luglio, 18-19 agosto, 21-22 settembre, 21-22 ottobre, 19-20 novembre e 16-17 dicembre. Nel 2025 l’assegno unico ha raggiunto circa 6,3 milioni di famiglie, per un totale di 18 miliardi di euro erogati. Anche per il 2026 la misura si conferma uno dei principali strumenti di sostegno economico alla genitorialità.
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