di Carlo Longo
Il governo ammette tempi lunghi per il Ponte sullo Stretto: nuova delibera Cipess entro fine maggio e decisione della Corte dei conti non prima di agosto
Altro che iter “azzerato”, come sostiene Matteo Salvini. Per rimettere in carreggiata il progetto del Ponte sullo Stretto serviranno almeno quattro mesi, e solo per arrivare al passaggio chiave che consente l’avvio dei cantieri. A riconoscerlo è lo stesso esecutivo, che nella relazione illustrativa al decreto Infrastrutture ammette tempi lunghi e un percorso tutt’altro che lineare per il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Il documento, allegato al provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri, mette nero su bianco le nuove tappe dell’iter, dopo lo stop imposto dai rilievi della Corte dei conti.
Le date fissate dal governo
La prima scadenza indicata è il 31 maggio. Entro quella data dovrà essere completata la fase conclusiva del procedimento, con l’adozione e la trasmissione alla Corte dei conti della nuova delibera del Cipess, l’atto indispensabile per sbloccare formalmente i lavori.
Una seconda data chiave è il 1° luglio, termine entro il quale il governo dovrà inviare alla magistratura contabile anche il decreto di assenso all’atto aggiuntivo e l’accordo di programma. Anche questi documenti saranno sottoposti al giudizio di legittimità della Corte.
Il calendario più ottimistico porta ad agosto
Conti alla mano, anche nello scenario migliore, i tempi restano stretti. La Corte dei conti ha fino a trenta giorni per esaminare ciascun atto. Se non emergeranno rilievi, il via libera potrebbe arrivare non prima di agosto. In caso contrario, basterebbe una richiesta di chiarimenti per allungare l’iter di almeno un altro mese.
Il quadro che emerge è quello di una corsa contro il tempo, con margini di incertezza ancora elevati.
Nove passaggi obbligati prima della nuova delibera
Per arrivare alla nuova delibera Cipess, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrà mettere in fila una lunga serie di adempimenti tecnici e amministrativi. Il primo riguarda l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società Stretto di Messina.
A questo dovrà seguire il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio. Poi un passaggio definito “qualificante”: l’esame del progetto da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, chiamato a esprimersi sul merito dell’opera.
Ambiente, salute e interesse pubblico
Un altro nodo centrale riguarda le valutazioni ambientali. Servirà un decreto del Ministero dell’Ambiente per la ricognizione degli impatti sui siti protetti e sugli habitat prioritari, in conformità alla direttiva europea Habitat. Il governo dovrà dimostrare nuovamente l’esistenza di un interesse pubblico superiore in grado di giustificare deroghe ai vincoli ambientali.
Parallelamente, il Mit dovrà adottare un provvedimento specifico sugli effetti dell’opera in termini di sicurezza pubblica e salute dell’uomo. Sulla base di queste due istruttorie, l’esecutivo sarà chiamato a formalizzare i nuovi “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” a sostegno del progetto.
Il confronto con Bruxelles
Nel percorso delineato dalla relazione illustrativa è previsto anche un “dialogo strutturato” con la Commissione europea. L’obiettivo, spiega il governo, è garantire coerenza e unitarietà alla posizione italiana nel confronto con le istituzioni europee, evitando nuovi rilievi o contenziosi che possano rallentare ulteriormente l’iter.
Un cammino ancora in salita
La fotografia che emerge dai documenti ufficiali è chiara: il progetto del Ponte sullo Stretto non riparte da zero, ma nemmeno è pronto a decollare. Tra scadenze ravvicinate, controlli stringenti e passaggi tecnici complessi, la riabilitazione dell’opera resta un percorso accidentato, con l’estate come primo vero banco di prova.
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