di Ennio Bassi
Al centro della proposta ci sono investimenti comuni finanziati da debito Ue, con priorità a difesa, intelligenza artificiale e transizione tecnologica, per evitare il declino dell’Europa nello scenario globale
Il presidente francese Emmanuel Macron ha illustrato quella che definisce la sua futura “dottrina economica europea”, destinata a essere presentata nelle prossime settimane in una serie di appuntamenti chiave, tra cui il vertice sull’industria europea ad Anversa e il prevertice dei capi di Stato e di governo dei Ventisette dedicato alla competitività dell’Unione, in programma giovedì in Belgio.
In un’intervista concessa a Le Monde e ad altri sei quotidiani europei, tra cui Il Sole 24 Ore, Macron ha lanciato un appello a favore dell’emissione di debito comune europeo per finanziare settori strategici come la difesa e l’intelligenza artificiale. Secondo il capo dell’Eliseo, l’Europa si trova davanti a un bivio storico: «La Cina ha accelerato enormemente e oggi registra un surplus con il resto del mondo di circa mille miliardi di euro. L’Europa deve decidere se vuole diventare una potenza. Se restiamo semplicemente un mercato completamente aperto, rischiamo di essere spazzati via».
Macron sostiene che l’Unione Europea sia ormai diventata il principale “fattore di aggiustamento” dell’economia globale, assorbendo gli squilibri altrui. La vera questione, a suo avviso, è se l’Europa sia in grado di affermarsi come potenza non solo economica e finanziaria, ma anche militare e democratica.
Nella sua visione, le priorità sono chiare: «Abbiamo tre grandi battaglie da affrontare: la sicurezza e la difesa, le tecnologie legate alla transizione ecologica e l’intelligenza artificiale, compreso il quantistico». In tutti questi ambiti, avverte Macron, l’Europa investe molto meno rispetto a Stati Uniti e Cina. Se l’Unione non reagirà entro i prossimi tre-cinque anni, rischierà di perdere terreno in modo irreversibile. Per questo, gli investimenti non dovrebbero ricadere sui singoli Stati, ma essere finanziati con strumenti comuni, così da evitare ulteriori frammentazioni del mercato interno.
Il presidente francese richiama anche le stime elaborate in passato da Mario Draghi, secondo cui sarebbero necessari circa 800 miliardi di euro all’anno di investimenti pubblici e privati per sostenere le tecnologie verdi e digitali. Aggiungendo le esigenze di difesa e sicurezza, il fabbisogno complessivo arriverebbe, secondo Macron, a circa 1.200 miliardi di euro annui.
Sul fronte industriale e della cooperazione europea in ambito militare, Macron difende il progetto franco-tedesco per il nuovo aereo da combattimento, che secondo indiscrezioni recenti sarebbe in difficoltà. «È un buon progetto e non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla Germania che dica il contrario», afferma. Le resistenze, osserva, possono venire dagli industriali, ma non dovrebbero mettere in discussione le sinergie strategiche tra Stati.
Macron sottolinea infine che il dossier sarà discusso con il nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz e avverte che eventuali passi indietro sul programma dell’aereo comune potrebbero avere conseguenze anche su altri progetti condivisi, come quello del carro armato europeo. Un segnale, conclude implicitamente, di quanto la cooperazione industriale e militare sia diventata centrale nella sua idea di un’Europa più forte e autonoma.
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