di Corinna Pindaro
Stellantis avvia un reset strategico sull’auto elettrica. Perdite per 22 miliardi, titolo in calo, ma Filosa promette ritorno alla profittabilità dal 2026
La parola chiave è “reset”. Così Stellantis sta affrontando la fase più delicata della sua giovane storia industriale. L’amministratore delegato Antonio Filosa, in carica ufficialmente dallo scorso luglio, ha impresso una discontinuità evidente rispetto alla linea seguita dal suo predecessore Carlos Tavares, uscito di scena a dicembre 2024.
Non si tratta di semplici correzioni tattiche: il cambio di strategia legato all’elettrico pesa per oltre 22 miliardi di euro sui conti del 2025 e segna l’abbandono di una filosofia basata su una drastica riduzione dei costi. Filosa non lo nasconde e, nel confronto con i giornalisti, critica apertamente i tagli eccessivi del passato che avevano impoverito il capitale umano del gruppo. Un segnale concreto arriva dalle assunzioni: negli ultimi mesi sono entrati in azienda circa 2mila ingegneri a livello globale.
Il conto del cambiamento: Borsa in caduta e stop ai dividendi
Il “redde rationem” non è indolore. Il titolo Stellantis ha subito un forte scossone in Borsa, con una perdita di oltre il 25%, scendendo a 6,11 euro e riportando la capitalizzazione ai livelli del 2020. In termini assoluti, il valore bruciato supera i 5,9 miliardi di euro.
A pesare sugli investitori è anche la decisione di non distribuire dividendi, una scelta senza precedenti dalla nascita del gruppo. Un ritorno, per molti azionisti, a dinamiche che ricordano i periodi più complessi della storia Fiat-Fca prima della stagione di Sergio Marchionne.
Filosa: “Dal 2026 torniamo a essere profittevoli”
Accanto alle ombre, l’amministratore delegato rivendica però una linea chiara: il punto più basso sarebbe stato toccato. Da qui, secondo Filosa, il gruppo può solo risalire. L’obiettivo dichiarato è il ritorno alla profittabilità già nel 2026, grazie alle misure strutturali adottate.
Un messaggio rafforzato anche dal direttore finanziario Jao Larajo, che ha escluso la necessità di aumenti di capitale, sottolineando la solidità finanziaria del gruppo, partecipato da Exor.
Le risorse e i numeri del secondo semestre
Per sostenere la transizione, il consiglio di amministrazione ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, per un valore massimo di 5 miliardi di euro. Filosa definisce il bilancio “robusto”, con una liquidità disponibile pari a 46 miliardi.
I conti del secondo semestre 2025, però, riflettono pienamente il cambio di rotta: perdite stimate tra i 19 e i 21 miliardi di euro, ricavi compresi tra 78 e 80 miliardi, risultato operativo rettificato negativo fino a 1,5 miliardi e flussi di cassa in rosso per oltre 2 miliardi. Numeri che l’azienda attribuisce a una “sovrastima del ritmo della transizione verso l’elettrico”, soprattutto in Europa.
Le consegne tengono: Stati Uniti trainano la ripresa
Il segnale incoraggiante arriva dal mercato. Nell’ultimo trimestre del 2025, Stellantis ha consegnato 1,5 milioni di veicoli nel mondo, con una crescita del 9% su base annua. Il vero motore è il Nord America, dove le vendite sono aumentate del 43%.
Secondo Filosa, gli Stati Uniti rappresentano oggi il principale fattore di crescita del gruppo: gli ordini sono più che raddoppiati e la quota di mercato è in aumento. In progresso anche Sud America, Medio Oriente, Africa e area Asia-Pacifico, mentre l’Europa resta il punto debole, con un calo del 4%.
L’Investor Day e il nodo dei marchi europei
Molte risposte arriveranno dall’Investor Day del 21 maggio, in programma ad Auburn Hills, in Michigan, vicino a Detroit. Una scelta simbolica, che conferma la centralità del mercato statunitense nella nuova strategia.
Il confronto più delicato riguarderà però il futuro europeo. Filosa ha lasciato intendere che, con una regolamentazione comunitaria diversa, Stellantis potrebbe esprimere un potenziale maggiore. Sul tavolo c’è anche il destino dei 15 marchi del gruppo, inclusa Leapmotor. Le indiscrezioni su possibili uscite dal mercato Usa di Alfa Romeo e Fiat 500 restano tali: le decisioni definitive, assicura l’ad, saranno presentate proprio il 21 maggio.
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