di Carlo Longo
Nessuna ispezione per sei anni al locale Le Constellation. L’indagato Balet ammette carenze di personale e software, e chiede scusa alle vittime
Per la prima volta, nell’inchiesta sulla strage del locale Le Constellation, emergono spiegazioni dirette sul perché il pub non sia stato ispezionato per sei anni. A fornirle è Christophe Balet, capo del servizio di sicurezza del Comune di Crans-Montana e uno degli indagati.
Durante un lungo interrogatorio, Balet ha parlato apertamente di carenze strutturali: personale insufficiente, strumenti informatici inadeguati e priorità di controllo spostate su strutture sanitarie come ospedali e cliniche. Un quadro che, secondo gli inquirenti, contribuisce a spiegare perché il locale non sia mai stato sottoposto a verifiche tra il 2020 e il 2025.
“Non c’erano risorse”: il vaso di Pandora aperto ai pm
Balet ha raccontato di aver segnalato più volte al Comune la mancanza di personale dedicato alle ispezioni antincendio. Alla guida di una squadra composta da appena cinque persone, avrebbe dovuto gestire decine di strutture sul territorio, lasciando inevitabilmente indietro alcuni locali.
Nel corso dell’audizione, l’ex pompiere ha anche ammesso di non aver mai conseguito il brevetto specifico in materia di prevenzione incendi, nonostante il ruolo ricoperto. Una circostanza che ha sollevato forti perplessità tra le parti civili e che Balet ha giustificato parlando di un esame particolarmente complesso, superato solo da pochi candidati.
Le scuse alle vittime e la “responsabilità morale”
Dopo ore di deposizione, Balet ha chiesto pubblicamente scusa alle vittime e ai loro familiari, riconoscendo una responsabilità morale per quanto accaduto. Un passaggio che segna un punto di svolta nell’inchiesta, ma che non alleggerisce il peso delle accuse.
Al termine dell’udienza, diversi legali delle parti civili hanno sottolineato come le dichiarazioni dell’indagato allarghino il perimetro delle responsabilità, coinvolgendo non solo i gestori del locale, ma anche l’amministrazione comunale.
Il sindaco e il Cantone sotto pressione
Secondo Balet, le criticità organizzative erano note ai vertici del Comune, a partire dal sindaco Nicolas Féraud. Una tesi che rafforza l’ipotesi investigativa secondo cui le omissioni non sarebbero riconducibili a singole persone, ma a un sistema di controlli inefficace.
Un avvocato delle vittime ha parlato apertamente di un possibile coinvolgimento dell’intero Cantone, sostenendo che le istituzioni non potevano ignorare una situazione di questo tipo.
Il nodo del software e il tentativo di ricatto
Nel racconto dell’indagato emerge anche un episodio anomalo avvenuto tra il 2023 e il 2024: un imprenditore informatico avrebbe tentato di estorcere denaro minacciando la diffusione di dati sensibili sul dark web. L’uomo è stato arrestato, ma l’episodio avrebbe costretto il Comune a cambiare il software di gestione delle ispezioni.
Il passaggio a un nuovo sistema informatico, secondo Balet, avrebbe causato ritardi e disallineamenti negli archivi, contribuendo alla mancata registrazione di controlli fondamentali.
Ispezioni incomplete e competenze limitate
Balet ha inoltre chiarito che, durante le poche verifiche effettuate, non rientrava nelle sue competenze il controllo dei pannelli fonoassorbenti e dei materiali presenti sui soffitti, compresa la schiuma risultata altamente infiammabile. Un dettaglio che apre un ulteriore interrogativo su chi dovesse occuparsi di valutare i rischi legati a questi elementi.
L’inchiesta si allarga
Nel corso dell’udienza, gli inquirenti hanno sequestrato il telefono cellulare di Balet, convinti che possa contenere informazioni utili a ricostruire le responsabilità. L’audizione è stata sospesa e verrà ripresa nei prossimi giorni.
Lunedì sarà ascoltato anche Ken Jacquemoud, predecessore di Balet, anch’egli indagato per concorso. Secondo gli atti, aveva partecipato alle ispezioni del locale nel 2018 e 2019.
Le accuse della Procura
In un passaggio particolarmente duro, i magistrati affermano che il Comune avrebbe mancato al proprio dovere di garantire il rispetto delle norme di sicurezza, mettendo a rischio la vita e l’incolumità degli avventori. Responsabilità che, secondo l’accusa, potrebbero ricadere sia sui dipendenti sia sui membri attuali ed ex del consiglio comunale.
Un quadro che, giorno dopo giorno, si fa sempre più ampio e che potrebbe portare a nuovi sviluppi giudiziari nelle prossime settimane.
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