di Carlo Longo

Restano centrali il fermo preventivo durante le manifestazioni e lo scudo penale, ma con limiti più stringenti e un rafforzamento delle garanzie giurisdizionali

Dopo le osservazioni provenienti dal Quirinale su alcune delle misure più controverse del pacchetto sicurezza, Palazzo Chigi ha raggiunto un compromesso e ha riformulato l’intervento normativo, distribuendone i contenuti tra un decreto legge e un disegno di legge. La nuova architettura mantiene intatti i pilastri dell’impianto, introducendo però correttivi pensati per rispondere ai rilievi di legittimità costituzionale.

Nel decreto legge confluiscono le disposizioni relative alla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni, comprese quelle sul fermo preventivo e sul cosiddetto scudo penale. Il fermo preventivo consentirà alle forze dell’ordine di trattenere una persona per un massimo di dodici ore, ma solo in presenza di condizioni puntualmente definite: non basterà un atteggiamento ritenuto sospetto, bensì elementi concreti come il possesso di armi o di oggetti atti a offendere, oppure precedenti specifici. In ogni caso, il provvedimento dovrà essere immediatamente comunicato al magistrato di turno, chiamato a verificare la sussistenza dei presupposti di legge e, se necessario, a disporre il rilascio della persona fermata.

Lo scudo penale viene invece configurato come una norma di carattere generale, valida per tutti i cittadini. Prevede che, in presenza di evidenti cause di giustificazione, l’iscrizione nel registro degli indagati non avvenga in modo automatico. La misura si traduce di fatto in un rafforzamento della disciplina sulla legittima difesa. Per le forze dell’ordine, lo scudo riguarda l’uso legittimo delle armi per ragioni di servizio: anche in questo caso sarà un magistrato a valutare l’eventuale iscrizione in un apposito registro, distinto da quello ordinario e caratterizzato da una procedura accelerata, con l’obiettivo di arrivare a un’eventuale archiviazione entro trenta giorni.

Sempre nel decreto trovano spazio altre disposizioni, tra cui il divieto di vendita e porto di coltelli ai minori, accompagnato da sanzioni amministrative, e l’estensione dei poteri dei prefetti nell’istituire le cosiddette “zone rosse”, che non sarebbero più limitate a situazioni eccezionali come avviene attualmente.

Sul piano politico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’operato delle forze dell’ordine in relazione agli scontri avvenuti durante una manifestazione a Torino, respingendo le accuse di impreparazione e di uso eccessivo della forza. Nelle sue comunicazioni parlamentari ha sostenuto che attribuire allo Stato la responsabilità delle violenze significhi spesso assolvere chi le compie, ribadendo la necessità di strumenti normativi che consentano interventi preventivi efficaci per la tutela dell’ordine pubblico.

Piantedosi è intervenuto anche sulla presenza in Italia di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, chiarendo che il loro ruolo è limitato a funzioni di cooperazione e che non svolgono né potranno svolgere attività operative di polizia sul territorio nazionale.

Dal Quirinale è arrivata intanto la conferma che il Presidente della Repubblica considera possibili le nuove misure, purché siano apportate ulteriori modifiche. In particolare, resta centrale l’esigenza che lo scudo penale non dia origine a una giurisprudenza differenziata per categorie e che il fermo preventivo sia fondato esclusivamente su elementi oggettivi e verificabili, evitando ogni forma di arbitrarietà.

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