di Mario Tosetti

Trump parla di un’“eccellente conversazione” con Xi Jinping e annuncia una visita in Cina ad aprile. Sul tavolo commercio, geopolitica e sicurezza interna USA

trump xiIl presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso noto di aver avuto un lungo e positivo colloquio telefonico con il presidente cinese Xi Jinping. A darne notizia è stato lo stesso capo della Casa Bianca attraverso un messaggio pubblicato su Truth, nel quale ha definito la conversazione “approfondita” e ricca di spunti su numerosi dossier internazionali.

Nel messaggio, Trump ha anche annunciato l’intenzione di recarsi in Cina nel mese di aprile, manifestando apertamente entusiasmo per il prossimo viaggio ufficiale e per il rafforzamento del dialogo bilaterale.

Commercio, geopolitica e dossier strategici al centro del confronto

Durante la telefonata, i due leader avrebbero affrontato temi chiave delle relazioni internazionali, dal commercio globale alle questioni di sicurezza. Sul tavolo anche il delicato equilibrio nello Stretto di Taiwan, il conflitto tra Russia e Ucraina e la situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento all’Iran.

Ampio spazio sarebbe stato dedicato anche alle relazioni economiche tra Stati Uniti e Cina, con discussioni sull’energia, sulle forniture di petrolio e gas statunitensi e sull’export agricolo. Trump ha sottolineato l’interesse di Pechino ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, in particolare della soia, con un significativo incremento delle quantità previste per la prossima stagione.

Rapporti personali e prospettive future

Il presidente americano ha evidenziato il valore del rapporto personale con Xi Jinping, definendolo solido e basato su una reciproca comprensione dell’importanza strategica della cooperazione. Trump si è detto convinto che nei prossimi anni della sua presidenza potranno emergere risultati concreti e positivi nei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese.

Sicurezza interna: ridotti gli agenti federali in Minnesota

Parallelamente all’attività diplomatica, l’amministrazione statunitense ha annunciato una riduzione della presenza federale in Minnesota. Su indicazione del cosiddetto “zar dei confini”, Tom Homan, è stato disposto il ritiro di 700 agenti federali, inizialmente inviati nell’ambito dell’Operazione Metro Surge.

La decisione sarebbe legata a un miglioramento significativo della collaborazione tra autorità federali, statali e locali, con un numero crescente di contee impegnate nel coordinamento delle attività legate all’immigrazione. Secondo Homan, questo nuovo contesto avrebbe reso possibile un impiego più limitato delle forze dell’ordine, garantendo al contempo un ambiente più sicuro.

Un segnale di distensione dopo le tensioni a Minneapolis

Il ridimensionamento del dispiegamento federale arriva dopo segnali di apertura da parte della Casa Bianca sulla necessità di ridurre le tensioni nell’area di Minneapolis. Già nei giorni precedenti era stata prospettata la possibilità di un ritiro parziale degli agenti, condizionato a una maggiore cooperazione da parte delle autorità locali, condizione che, secondo l’amministrazione, sarebbe ora stata soddisfatta.

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