di Ennio Bassi
Dopo la decisione di trasformare l’informativa del ministro Piantedosi in comunicazioni con voto, Pd, M5S e Avs preparano una risoluzione comune contro la linea del governo sui fatti di Torino e sulle politiche della sicurezza
Il clima al Senato si fa sempre più teso alla vigilia del voto sulla sicurezza. La scelta della capigruppo di maggioranza di trasformare l’informativa del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in comunicazioni con voto ha innescato la reazione delle opposizioni, che si preparano a certificare formalmente la loro contrarietà alla lettura dei fatti di Torino e alle politiche securitarie del governo Meloni.
Per mercoledì 4 febbraio è attesa una votazione che, salvo sorprese, vedrà Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra schierati in modo compatto contro la risoluzione della maggioranza. Una posizione che Palazzo Chigi potrebbe sfruttare politicamente, accusando le opposizioni di non condannare con sufficiente nettezza le violenze, nonostante l’appello all’unità lanciato dalla segretaria dem Elly Schlein.
Nelle ore precedenti al voto, i partiti di opposizione hanno avviato un confronto per arrivare a una risoluzione condivisa. Un lavoro complesso: il M5S ha già predisposto una propria bozza, che insiste su assunzioni, stipendi delle forze dell’ordine, investimenti, presidio del territorio e revisione delle riforme Cartabia e Nordio. Il Pd, invece, spinge per un testo essenziale, evitando di entrare nel dettaglio normativo e mostrando cautela soprattutto sul capitolo Cartabia.
Lo scontro si è ulteriormente allargato sul fronte delle informative ministeriali. Mercoledì è infatti prevista anche un’informativa del ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, sulla situazione di Niscemi e sulle emergenze in Sicilia, Sardegna e Calabria. Le opposizioni hanno chiesto che anche in questo caso si procedesse con comunicazioni e voto, ma la maggioranza ha respinto la richiesta. Una decisione che ha alimentato ulteriori polemiche, con accuse di doppio standard e, secondo quanto riferito, anche timori che il ministro potesse trovarsi in difficoltà nel fornire dati completi sulla frana.
In una nota congiunta, i capigruppo di opposizione Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5S), Peppe De Cristofaro (Avs) e Raffaella Paita (Iv) hanno parlato di una scelta “vergognosa”, accusando governo e maggioranza di usare quanto accaduto a Torino come “una clava” politica. “La destra – scrivono – strumentalizza i fatti per avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza, ma allo stesso tempo sottrae Musumeci e Schifani alle loro responsabilità”.
La tensione si è riflessa anche nel dibattito alla Camera, dove gli interventi delle opposizioni dopo le comunicazioni di Piantedosi sono stati particolarmente duri. Per il Pd ha preso la parola il responsabile Sicurezza Matteo Mauri, accusando il ministro di propaganda e di strumentalizzazione: “Non è venuto a cercare unità, se non in modo ipocrita, ma ad attaccare”. Mauri ha respinto con forza le accuse rivolte ai “cosiddetti manifestanti pacifici” e alle forze politiche accusate di offrire coperture ai violenti.
Ancora più netto l’intervento della deputata M5S Chiara Appendino, ex sindaca di Torino: “Le violenze sono inaccettabili e vanno condannate senza ambiguità. Agli agenti feriti va la mia solidarietà. Ma non accettiamo lezioni da chi ieri voleva dare spazio a gruppi neofascisti in Parlamento e oggi si erge a paladino dell’ordine pubblico”.
In serata è intervenuto anche Giuseppe Conte, con un video sui social, cercando di ribaltare la narrazione del governo e collegando la reazione della premier al contesto del dibattito sulla magistratura e sulla separazione delle carriere. Tra i parlamentari dem, intanto, circola una constatazione che pesa nel confronto politico: sulla linea della maggioranza “CasaPound vota sì”.
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L’articolo Sicurezza e ordine pubblico, scontro al Senato: opposizioni verso il no compatto al governo proviene da Associated Medias.

