di Redazione

A quasi trent’anni dal caso Lewinsky, Bill Clinton torna al centro di un nuovo sexgate. L’ex presidente è atteso in Congresso il 26 e 27 febbraio

A distanza di quasi tre decenni dallo scandalo Lewinsky, il nome di Bill Clinton torna a essere associato a un nuovo e potenzialmente devastante capitolo della sua storia pubblica. Questa volta, al centro delle polemiche non c’è una relazione consumata nei corridoi della Casa Bianca, ma l’amicizia di lunga data con Jeffrey Epstein, il finanziere morto suicida in carcere mentre era accusato di traffico sessuale e sfruttamento di minori.

Le rivelazioni contenute negli ultimi documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia hanno riacceso i riflettori sui legami tra l’ex presidente e Epstein, spingendo la commissione di vigilanza della Camera, a guida repubblicana, a pretendere chiarimenti diretti. Dopo mesi di scontro con il presidente della commissione, James Comer, Bill e Hillary Clinton hanno infine accettato di testimoniare, scegliendo quella che appare come una mossa obbligata per evitare un rischio giudiziario significativo: l’accusa di oltraggio al Congresso, punibile con fino a un anno di carcere o una multa che può arrivare a 100.000 dollari.

Le deposizioni dovrebbero tenersi a fine febbraio: il 26 per Hillary Clinton, ex segretaria di Stato, e il 27 per Bill Clinton, ex comandante in capo. Sarebbe un evento storico, poiché rappresenterebbe la prima audizione di un ex presidente davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford, nel 1983. I repubblicani chiedono che le testimonianze non abbiano limiti di tempo e che vengano registrate sia in audio sia in video. I Clinton, secondo quanto filtra, avrebbero accettato tutte le condizioni, ponendo una sola richiesta: che le audizioni siano pubbliche.

Al momento Bill Clinton non è formalmente accusato di alcun reato. Hillary Clinton ha ribadito di non aver mai incontrato né parlato con Epstein. Tuttavia, la commissione chiede maggiore trasparenza su diversi elementi emersi negli anni: dalle fotografie che ritraggono l’ex presidente in contesti imbarazzanti con giovani donne, alle visite di Epstein alla Casa Bianca, documentate in almeno 17 occasioni durante la presidenza Clinton.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono i registri di volo del jet privato di Epstein, dai quali risulta che Bill Clinton abbia effettuato quattro viaggi internazionali tra il 2002 e il 2003. Dopo l’arresto del finanziere nel luglio 2019, un portavoce dell’ex presidente aveva confermato quei viaggi, precisando che si trattava di spostamenti legati ad attività della Clinton Foundation. Ma la recente pubblicazione di milioni di pagine di documenti e immagini ha riportato la questione al centro del dibattito politico.

Nel corso del braccio di ferro con i repubblicani, i Clinton hanno sostenuto di aver già fornito tutte le “poche informazioni” in loro possesso su Epstein, accusando la commissione di voler usare l’inchiesta come strumento politico su impulso di Donald Trump. L’avvocato della coppia, Angel Ureña, ha parlato apertamente di una trattativa condotta “in buona fede”, accusando invece la commissione di non essere interessata alla verità ma solo all’imbarazzo degli avversari.

Una proposta alternativa – un’intervista di quattro ore a Bill Clinton e una deposizione scritta per Hillary – è stata respinta da Comer, che ha motivato il rifiuto con il timore che l’ex presidente potesse eludere le domande senza fornire risposte sostanziali. Alla luce degli ultimi sviluppi, l’esame di una risoluzione per denunciare i Clinton per oltraggio al Congresso è stato rinviato, ufficialmente per chiarire i termini dell’accordo sulle testimonianze.

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