di Ennio Bassi
I nuovi elementi, che coinvolgono Credit Suisse e oggi Ubs, mettono in discussione la completezza dell’accordo di risarcimento degli anni Novanta
Il dossier sui conti nazisti nelle banche svizzere non è chiuso. Una nuova indagine ha portato alla luce 890 rapporti bancari finora sconosciuti presso Credit Suisse, istituto oggi confluito in Ubs. La scoperta è stata illustrata al Senato degli Stati Uniti dal senatore repubblicano Chuck Grassley e riapre una vicenda che si riteneva definitivamente archiviata dopo le inchieste e l’accordo miliardario degli anni Novanta.
Secondo quanto emerso in audizione, i conti sarebbero riconducibili all’apparato economico del Terzo Reich e ad aziende coinvolte nello sforzo bellico nazista. Tra i soggetti collegati figurerebbero anche strutture centrali dello Stato hitleriano, come il Ministero degli Esteri del Reich, oltre a organismi economici delle SS e imprese attive nella produzione di armamenti. Non sono state diffuse cifre sugli importi depositati.
Un elemento centrale riguarda il fatto che parte di questi rapporti non sarebbe mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta degli anni Novanta, che portarono al risarcimento da oltre un miliardo di dollari a favore dei sopravvissuti alla Shoah e dei loro eredi. La nuova documentazione suggerisce quindi che il perimetro delle indagini di allora potrebbe non essere stato completo.
Le rivelazioni si inseriscono in un quadro già emerso negli ultimi anni. Nel 2025 un’inchiesta del Wall Street Journal aveva accusato Credit Suisse di aver occultato archivi interni relativi ai rapporti con il nazismo, parlando di documenti mai consegnati agli investigatori, elenchi di clienti contrassegnati come «American blacklist» e di almeno un conto riconducibile alla Waffen-SS. Al centro di quell’indagine figurava l’avvocato statunitense Neil Barofsky, incaricato di esaminare migliaia di documenti rimasti fuori dalle verifiche ufficiali.
Dopo la fusione d’emergenza del 2023, Ubs ha riaffidato a Barofsky il compito di riesaminare gli archivi di Credit Suisse. I primi risultati confermerebbero l’esistenza di una rete di rapporti bancari più ampia e strutturata di quanto finora accertato. Le audizioni al Senato hanno inoltre sollevato il tema di flussi finanziari legati a beni sottratti a famiglie ebree e, nel dopoguerra, dei canali che avrebbero facilitato la fuga di ex gerarchi nazisti verso il Sud America.
Ubs ha espresso «profondo rammarico» per quello che definisce un capitolo oscuro della storia bancaria svizzera e ha assicurato piena collaborazione con le autorità statunitensi. Tuttavia, nel corso delle audizioni alcuni senatori hanno lamentato ritardi e mancate consegne di documenti ritenuti rilevanti per l’indagine.
Il precedente resta quello dell’accordo del 1998, formalizzato l’anno successivo, con cui le principali banche svizzere accettarono di versare oltre un miliardo di dollari per chiudere le rivendicazioni sui conti dell’era nazista. Le nuove scoperte riaprono ora il dibattito sulla reale completezza di quella intesa e sul ruolo svolto dal sistema bancario elvetico durante e dopo la Seconda guerra mondiale.
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