di Redazione

I tecnici dei ministeri sono impegnati in una riscrittura degli articoli più sensibili, anche alla luce dei primi rilievi informali del Colle, che avrebbero acceso un faro soprattutto sul rispetto dei principi costituzionali in materia di libertà di manifestazione
Domani con il Consiglio dei ministri ci sarà il primo vero banco di prova del pacchetto sicurezza che Palazzo Chigi vuole portare rapidamente al traguardo. Gli scontri di Torino e l’aggressione alle forze dell’ordine durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna hanno accelerato una partita che, in realtà, era già aperta da settimane e che ora si intreccia con lo scontro politico con le opposizioni e con le prime cautele del Quirinale. Un contesto che ha reso più tese anche le relazioni con il Partito democratico guidato da Elly Schlein, le cui dichiarazioni sui fatti di piazza, raccontano da fonti di governo, hanno contribuito a irrigidire la linea della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il vertice di ieri a Palazzo Chigi nasce proprio da questa combinazione di fattori. Attorno al tavolo, oltre ai vicepremier Antonio Tajani, in collegamento da Palermo, e Matteo Salvini, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Difesa Guido Crosetto e della Giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici delle forze di polizia. Un confronto descritto come «molto operativo», ma anche segnato dalla consapevolezza che il passaggio più delicato non sarà tanto politico quanto istituzionale. Non a caso, al termine della riunione, la nota ufficiale ha ribadito il «pieno sostegno alle forze dell’ordine» e, citando esplicitamente Schlein, ha lanciato un appello all’opposizione per una «stretta collaborazione istituzionale», mossa letta come un tentativo di disinnescare preventivamente un possibile muro contro muro in Parlamento.
Dietro le quinte, però, il lavoro sul provvedimento procede con cautela. I tecnici dei ministeri sono impegnati in una riscrittura puntuale degli articoli più sensibili, anche alla luce dei primi rilievi informali del Colle, che avrebbero acceso un faro soprattutto sul rispetto dei principi costituzionali in materia di libertà di manifestazione e di uso del decreto legge. È anche per questo che, nelle ultime ore, ha preso corpo l’ipotesi di uno sdoppiamento del pacchetto: un decreto con le misure considerate indifferibili e un disegno di legge per gli interventi più strutturali, con l’esclusione delle norme penali dal perimetro del decreto. Una scelta che, spiegano fonti di maggioranza, risponde più a esigenze di tenuta giuridica che a equilibri politici.
Nel dettaglio, nel decreto potrebbero trovare spazio le misure ritenute meno esposte sul piano costituzionale: la stretta sulle baby gang e sull’uso dei coltelli, il rafforzamento delle disposizioni del decreto Caivano, procedure accelerate per l’espulsione degli immigrati irregolari e un primo intervento sul cosiddetto scudo per le forze dell’ordine, esteso a chi agisce per ragioni di servizio o in legittima difesa. Restano invece più controverse le ipotesi di una cauzione preventiva per le manifestazioni e di un inasprimento generalizzato delle fattispecie penali, che rischierebbero di complicare il confronto con il Quirinale.
In questo quadro, affiorano anche le differenze nella maggioranza. Fratelli d’Italia guarda con freddezza alla cauzione per i cortei, giudicata difficilmente sostenibile, mentre la Lega continua a spingere per una linea più dura. Salvini insiste sulla responsabilità economica degli organizzatori delle manifestazioni e torna a evocare lo sgombero dei centri sociali, segnalando come il dossier sicurezza, pur accelerato dai fatti di Torino, resti uno dei terreni più sensibili anche nei rapporti interni alla coalizione.
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