di Corinna Pindaro
Un affresco restaurato nella basilica di San Lorenzo in Lucina scatena polemiche per la somiglianza con Giorgia Meloni. Indagini in corso e reazioni politiche
Uno sguardo deciso, sopracciglia marcate e lineamenti riconoscibili: è bastato questo perché un angelo affrescato all’interno della Basilica di San Lorenzo in Lucina diventasse improvvisamente un caso nazionale. Secondo diverse ricostruzioni, il volto del cherubino restaurato ricorderebbe in modo evidente quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dando origine a un acceso dibattito tra arte, politica e opportunità istituzionale.
La fotografia che potrebbe aver ispirato l’affresco
A far emergere il possibile riferimento è stata una fotografia scattata il 12 dicembre 2023, durante una cerimonia ufficiale al Viminale per la consegna di una Lamborghini Urus alla Polizia di Stato. L’immagine, rilanciata sui social, mostrerebbe una sorprendente somiglianza con l’angelo dipinto, alimentando l’ipotesi che quello scatto possa aver guidato la mano del restauratore.
La difesa dell’autore del restauro
Il lavoro di ripristino è stato eseguito da Bruno Valentinetti, che ha sempre respinto l’idea di un ritratto intenzionale. Secondo la sua versione, l’intervento si sarebbe limitato a ricalcare fedelmente un disegno originale risalente al 2000, con l’ausilio di immagini di riferimento tratte da riviste per la resa delle ombre. Tuttavia, il confronto diretto tra l’affresco e la fotografia istituzionale ha rafforzato i sospetti sull’effettiva fonte d’ispirazione.
Tempi e contesto del restauro
L’operazione è iniziata circa due anni fa nella Cappella del Crocifisso, nota anche come Cappella delle Anime Sante del Purgatorio, ed è stata completata nel dicembre 2025. La somiglianza con la premier, però, è emersa solo recentemente, dopo la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica che ha portato la vicenda all’attenzione del grande pubblico.
L’intervento delle istituzioni ecclesiastiche
La reazione della Chiesa non si è fatta attendere. Il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, ha preso le distanze dall’opera, ribadendo in una nota che l’arte sacra non può essere utilizzata o reinterpretata in modo strumentale. L’obiettivo delle immagini religiose, ha sottolineato, resta esclusivamente quello di sostenere la vita liturgica e spirituale dei fedeli.
Accertamenti e verifiche sul restauro
Nel frattempo, sono entrati in scena anche gli organi di tutela. Su indicazione del Ministero della Cultura, funzionari tecnici e soprintendenza hanno avviato verifiche per confrontare l’affresco attuale con quello originario del 2000. Sebbene l’opera in sé non sia vincolata come bene culturale, la basilica lo è, e proprio per questo si stanno valutando eventuali responsabilità legate alle modalità dell’intervento.
Tra curiosità, indignazione e ironia
La vicenda ha attirato centinaia di visitatori, tra fedeli e semplici curiosi, trasformando la cappella in una sorta di attrazione improvvisata. C’è chi si indigna e chi ironizza. La stessa Meloni ha commentato la vicenda con leggerezza sui social, negando la somiglianza e accompagnando la risposta con un’emoji sorridente. Diversa la lettura delle opposizioni, che hanno parlato di un rischio di culto della personalità.
Un caso che va oltre l’arte
Quello dell’angelo di San Lorenzo in Lucina è ormai più di un episodio artistico controverso. È diventato un terreno di scontro simbolico, in cui si intrecciano sensibilità religiose, confini della libertà artistica e tensioni politiche. Le verifiche sono ancora in corso, ma il dibattito è destinato a proseguire, ben oltre le mura della basilica.
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