di Redazione


Mosca denuncia 18 velivoli ucraini intercettati tra Crimea, Mar Nero e regioni di confine, mentre Kiev attende i fatti dopo l’annuncio di una pausa umanitaria per il gelo.

trump daziLa tregua annunciata da Donald Trump nasce già sotto il segno dell’ambiguità. Nella notte, mentre il presidente americano rivendicava l’impegno di Vladimir Putin a sospendere per una settimana i bombardamenti sulle città ucraine a causa del gelo, la guerra non si è fermata nei cieli russi.

Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che le forze di difesa aerea hanno intercettato e distrutto 18 droni ucraini sopra diverse regioni della Federazione. Cinque sarebbero stati abbattuti sulla Crimea, due sul Mar Nero, due nella regione di Rostov, uno in quella di Astrakhan e uno nella regione di Kursk. Il bilancio, diffuso dall’agenzia Tass, alimenta i dubbi sulla reale tenuta della cosiddetta “tregua del freddo”.

Poche ore prima, Trump aveva annunciato di aver parlato direttamente con Putin: «Gli ho chiesto di non colpire Kiev e le altre città per una settimana. Ha detto sì». Un impegno che, nelle intenzioni della Casa Bianca, avrebbe dovuto garantire una pausa umanitaria per proteggere le infrastrutture energetiche ucraine messe in ginocchio dai raid e dalle temperature polari.

Da Kiev, Volodymyr Zelensky ha accolto l’annuncio con cauta speranza, ringraziando Trump e gli alleati. Ma sul terreno — e soprattutto nei cieli — la realtà appare più complessa. Mosca, fino a poche ore prima, ribadiva per bocca del ministro degli Esteri Lavrov che «tregue parziali non servono alla pace». E gli attacchi con droni, anche se lontani dal fronte, sembrano confermare che la guerra non conosce pause nette.

La “tregua di Trump”, se c’è, resta per ora una promessa fragile. E la notte appena trascorsa ne ha già mostrato tutte le crepe.

 

 

 

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