di Redazione
La sentenza ha stabilito che la patente può essere sospesa solo se l’assunzione di sostanze stupefacenti comporta un rischio concreto per la sicurezza stradale. La decisione corregge l’interpretazione automatica introdotta dalla riforma Salvini del Codice della strada
La Corte costituzionale ha fissato un importante principio in materia di sicurezza stradale e uso di sostanze stupefacenti: la patente potrà essere sospesa solo se l’assunzione di droghe comporta un pericolo reale per la sicurezza altrui. La sentenza rappresenta un ridimensionamento dell’approccio rigido introdotto dalla riforma del Codice della strada promossa dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, approvata a fine 2024.
Il provvedimento, fortemente criticato sin dalla sua approvazione, aveva eliminato dal testo di legge il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica”, rendendo sufficiente un test positivo — anche se avvenuto giorni dopo l’assunzione — per disporre la sospensione della patente. A differenza del passato, non era più necessaria alcuna valutazione clinica per stabilire l’effettiva compromissione delle capacità di guida.
Associazioni antiproibizioniste e diversi giuristi avevano contestato la norma, ritenendola punitiva nei confronti dei consumatori, più che mirata alla prevenzione degli incidenti. Tre giudici hanno poi sollevato dubbi di costituzionalità, sostenendo che la nuova legge criminalizzava comportamenti non pericolosi per la circolazione.
Nel pronunciarsi sul caso, la Corte costituzionale ha dichiarato che la norma non è formalmente illegittima, ma ne ha limitato gli effetti attraverso un’interpretazione più conforme ai principi costituzionali. In particolare, ha chiarito che l’accertamento della sola presenza di sostanze nel corpo del conducente non basta: deve emergere una quantità sufficiente a compromettere la capacità di guida, secondo criteri scientifici riconosciuti.
Nonostante ciò, la Corte ha evitato di reintrodurre il concetto di “alterazione psico-fisica” o di imporre obbligatoriamente visite mediche. Ha però indicato che spetterà al governo definire soglie precise oltre le quali la guida sia ritenuta pericolosa, colmando così il vuoto normativo.
Un primo tentativo in tal senso era già arrivato ad aprile 2025, con una circolare congiunta dei ministeri dell’Interno e della Salute che cercava di correggere l’applicazione della riforma. Il documento precisava che una persona può essere accusata solo se si dimostra che la sostanza stava ancora producendo effetti al momento della guida, ribadendo la necessità di una connessione temporale ravvicinata tra l’assunzione e la condotta alla guida.
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