di Corinna Pindaro
Nuova indagine della Procura di Francoforte su Deutsche Bank per presunto riciclaggio di denaro collegato all’oligarca russo Roman Abramovich. Tornano i fantasmi del passato
Quindici anni fa Josef Ackermann incarnava l’immagine della finanza più aggressiva e controversa, tanto da essere definito il “banchiere più pericoloso del mondo”. Da allora Deutsche Bank ha cambiato vertici e strategie, ma non è mai riuscita a scrollarsi di dosso del tutto una reputazione problematica. Oggi, a distanza di anni dalla grande crisi finanziaria, il colosso bancario tedesco torna sotto i riflettori giudiziari.
Dalle prime ore del mattino, il quartier generale di Francoforte — le due torri simbolo della banca, ribattezzate ironicamente “attivi” e “passivi” — è stato nuovamente teatro di un intervento degli inquirenti della Procura. Al centro dell’indagine, l’ipotesi di operazioni di riciclaggio di denaro sporco.
I sospetti sulle operazioni legate ad Abramovich
Secondo quanto emerso, l’attenzione degli investigatori si concentra su presunte segnalazioni tardive di transazioni sospette collegate a società riconducibili a Roman Abramovich. L’oligarca russo, considerato vicino al presidente Vladimir Putin, è inserito nella lista delle sanzioni dell’Unione europea, che vietano rapporti economici con i soggetti colpiti dalle misure restrittive.
L’accusa ipotizza che alcuni funzionari della banca non abbiano comunicato tempestivamente alle autorità competenti operazioni potenzialmente irregolari. Deutsche Bank, dal canto suo, si è limitata a confermare con una nota essenziale che è in corso un’azione della Procura di Francoforte nei propri uffici.
Un déjà-vu sul fronte del riciclaggio
Non si tratta di un episodio isolato. Già nel 2022 la banca era finita nel mirino delle autorità di vigilanza e della magistratura per analoghe carenze nella segnalazione di movimenti sospetti. In quell’occasione, l’autorità di controllo Bafin aveva intensificato il monitoraggio, arrivando a nominare un incaricato speciale per verificare l’efficacia dei sistemi antiriciclaggio.
Le conseguenze non si erano fatte attendere: il consiglio di sorveglianza aveva deciso di intervenire sui compensi del top management, riducendo sensibilmente gli stipendi dei dirigenti per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati sul fronte dei controlli interni.
Una banca considerata ancora fragile dai mercati
Le difficoltà di Deutsche Bank non si limitano agli aspetti giudiziari. Negli ultimi anni, la banca è stata percepita come uno degli anelli deboli del sistema finanziario europeo. Durante la crisi che ha travolto Credit Suisse, i mercati avevano preso di mira anche l’istituto tedesco, ritenuto vulnerabile.
A pesare è soprattutto l’enorme esposizione ai derivati, eredità degli anni dell’euforia finanziaria culminata nella crisi del 2008. Ancora oggi, il valore degli strumenti speculativi presenti nei bilanci della banca supera di diverse volte il prodotto interno lordo della Germania, alimentando interrogativi inquietanti su chi potrebbe intervenire in caso di una crisi sistemica.
Una lunga scia di scandali finanziari
Negli ultimi due decenni, il nome di Deutsche Bank è stato associato a numerosi scandali: dalle vendite di titoli tossici alle manipolazioni dei tassi di riferimento come Libor ed Euribor, fino a reiterati casi di riciclaggio che hanno portato a pesanti sanzioni, anche da parte delle autorità statunitensi.
L’attuale amministratore delegato, Christian Sewing, ha più volte dichiarato l’intenzione di riportare la banca su un percorso di stabilità e credibilità, prendendo le distanze dal modello di banca d’affari aggressiva imitato nei primi anni Duemila durante l’epoca della deregulation.
La scommessa sulla credibilità futura
Ripulire l’immagine di Deutsche Bank resta una sfida complessa. Le promesse di rinnovamento si scontrano con pratiche che sembrano difficili da estirpare e con un passato che continua a riaffiorare. Non a caso, la banca è diventata anche un simbolo narrativo della crisi finanziaria globale, comparendo in modo emblematico nel film “La grande scommessa”.
Oggi, la vera scommessa per i vertici di Francoforte non è solo quella di superare l’ennesima inchiesta giudiziaria, ma di dimostrare che le abitudini che hanno segnato la storia recente dell’istituto appartengano finalmente al passato.
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