di Ennio Bassi

Secondo un’inchiesta di The Atlantic, Gregory Bovino sarebbe stato rimosso dalla guida del Border Patrol dopo il caso Alex Pretti. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna nega, definendolo ancora parte della squadra del presidente Trump

Gregory Bovino, comandante del Border Patrol, sarebbe stato rimosso dal suo incarico in seguito all’uccisione di Alex Pretti, infermiere di 37 anni colpito a morte da agenti federali a Minneapolis. A lanciare la notizia è The Atlantic, citando tre fonti anonime interne all’amministrazione americana. Tuttavia, il Dipartimento per la Sicurezza Interna smentisce categoricamente: “Bovino non è stato sollevato dai suoi incarichi”, ha dichiarato su X (ex Twitter) la vicesegretaria Tricia McLaughlin, confermando che il comandante resta “una parte fondamentale della squadra del presidente e un grande americano”.

La Casa Bianca ribadisce la linea: Bovino è ancora in servizio e non è stato oggetto di provvedimenti disciplinari. La versione ufficiale però non ferma le polemiche. The Atlantic, nel suo reportage, afferma che Bovino — attualmente a Minneapolis — sarebbe pronto a tornare nel suo vecchio incarico a El Centro, in California, prima di un pensionamento anticipato. Secondo le fonti citate, la decisione rifletterebbe una revisione delle tattiche adottate finora dal governo Trump in materia di controllo delle frontiere e ordine pubblico.

Il caso Alex Pretti e la reazione politica

L’episodio che avrebbe fatto traboccare il vaso è la morte di Alex Pretti, ucciso sabato scorso durante un’operazione del Border Patrol a Minneapolis. Le circostanze dell’incidente sono ancora poco chiare, ma le polemiche si sono concentrate su un’affermazione attribuita a Bovino: il comandante avrebbe sostenuto che il Secondo Emendamento — che garantisce il diritto di portare armi — “non si applicava” a Pretti. Un’affermazione che ha suscitato indignazione bipartisan e proteste pubbliche.

Sotto pressione anche la ministra della Sicurezza Nazionale Kristi Noem e il suo consigliere Corey Lewandowski, entrambi nel mirino per la gestione dell’operazione. The Atlantic ipotizza che i due potrebbero essere rimossi a breve, mentre da ambienti repubblicani cresce il malcontento per l’impatto politico del caso.

Proteste e arresti a Minneapolis

La tensione è esplosa domenica sera nei sobborghi di Minneapolis-Saint Paul, dove un gruppo di manifestanti si è radunato davanti allo SpringHill Suites di Maple Grove, hotel in cui si riteneva alloggiasse Bovino. Le proteste, inizialmente pacifiche, sono degenerate quando alcuni partecipanti hanno lanciato oggetti contro la polizia e danneggiato la proprietà. Le forze dell’ordine hanno disperso la folla e arrestato 26 persone.

Un video dell’Associated Press mostra i manifestanti intenti a battere pentole e padelle, nel tentativo di attirare l’attenzione sul caso. Secondo la polizia locale, l’ordine di dispersione è stato ignorato da parte del gruppo, portando così agli arresti. “Le proteste pacifiche sono un diritto, ma gli atti violenti non saranno tollerati”, ha dichiarato il dipartimento di polizia di Maple Grove.

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