di Carlo Longo

Debutterà nel 2026 la riforma dell’esame di Stato, che tornerà a chiamarsi “maturità” e introdurrà cambiamenti significativi: focus su quattro discipline, commissioni più snelle e una funzione orientativa verso lavoro o università

Sta per prendere forma la nuova maturità, l’esame di Stato conclusivo del ciclo delle scuole superiori, che cambierà volto a partire da giugno 2026. Il ritorno alla denominazione tradizionale è solo uno degli aspetti simbolici di una riforma ben più sostanziale, destinata a incidere profondamente sulla struttura e sul significato della prova. Saranno circa 500.000 gli studenti di quinta coinvolti ogni anno.

Secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, l’esame non si limiterà più a certificare conoscenze e abilità, ma assumerà anche una funzione orientativa, aiutando i diplomandi a comprendere quale percorso intraprendere dopo la scuola: università, Alta formazione artistica e musicale (Afam), ITS Academy o mondo del lavoro.

Le novità principali

Tra le modifiche più rilevanti c’è il ridimensionamento del colloquio orale, che si concentrerà su quattro discipline caratterizzanti, scelte annualmente dal ministero. Sparisce l’apertura del colloquio a partire dall’analisi di un documento scelto dalla commissione, ritenuta una modalità dispersiva e poco omogenea. Al suo posto, un esame più essenziale e mirato, con l’obiettivo di valutare in profondità un nucleo ben definito di competenze.

Non saranno escluse le altre materie, che però non verranno più trattate direttamente nell’orale: il loro peso resterà nel credito scolastico acquisito durante il triennio, creando un sistema di valutazione più bilanciato tra preparazione generale e focus specialistico.

Il nuovo assetto prevede inoltre una stretta sulle strategie elusive: chi rifiuta deliberatamente di sostenere il colloquio o si rifiuta di rispondere verrà automaticamente bocciato. Non sarà più ammesso il silenzio ostinato.

Commissioni ridotte e bonus rivisto

Le commissioni d’esame saranno composte da cinque membri anziché sette: due interni, due esterni e un presidente esterno. Un’organizzazione più agile, che sarà accompagnata da investimenti in formazione per i commissari: nel 2026 sono previsti 3 milioni di euro, che diventeranno 11 milioni nel 2027.

Cambia anche il sistema dei bonus: i tre punti integrativi verranno assegnati agli studenti con un voto di almeno 90/100, abbassando la soglia rispetto al passato, che era fissata a 97.

Pcto diventano formazione scuola-lavoro

Un altro tassello della riforma riguarda i Pcto, ovvero i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. La nuova maturità li chiama con un nome più diretto: “formazione scuola-lavoro”, per sottolineare il legame concreto tra esperienza scolastica e mondo produttivo. Questi percorsi avranno un ruolo più marcato nel sostenere l’orientamento degli studenti, fornendo esperienze pratiche utili per decidere se proseguire gli studi o iniziare una carriera lavorativa.

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