di Carlo Longo

Due carabinieri italiani fermati e minacciati da un colono armato vicino Ramallah durante un sopralluogo Ue. La Farnesina convoca l’ambasciatore israeliano e protesta ufficialmente

carabinieriUn sopralluogo preparatorio per una missione diplomatica dell’Unione europea si è trasformato in un grave incidente internazionale in Cisgiordania. Domenica, in un villaggio nei pressi di Ramallah, due carabinieri italiani sono stati fermati illegalmente e minacciati con un’arma da fuoco da un uomo identificato come “presumibilmente un colono” israeliano.

Secondo quanto riferiscono fonti governative, l’uomo avrebbe puntato contro di loro un fucile mitragliatore, costringendoli a inginocchiarsi e sottoponendoli a una sorta di interrogatorio sotto minaccia. I due militari stavano operando in territorio dell’Autorità Nazionale Palestinese nell’ambito delle attività di preparazione di una futura visita degli ambasciatori Ue.

L’area non era militare

I carabinieri, in possesso di passaporti e tesserini diplomatici e a bordo di un’auto con targa diplomatica, hanno seguito rigorosamente le regole di ingaggio, evitando qualsiasi reazione violenta nonostante la gravità della situazione. Durante l’episodio, l’uomo armato ha fatto parlare i militari con una persona al telefono, mai identificata, che ha sostenuto che si trovassero all’interno di un’area militare e che dovessero allontanarsi immediatamente.

Successive verifiche con il Cogat, il comando militare israeliano responsabile dei Territori palestinesi occupati, hanno però escluso che in quel punto fosse presente alcuna zona militare. Dopo il rilascio, i due carabinieri sono rientrati senza ferite al Consolato e hanno riferito quanto accaduto all’Ambasciata italiana e alla catena di comando dell’Arma.

La reazione della Farnesina

L’episodio ha innescato una dura reazione diplomatica. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto la convocazione dell’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti formali e ribadire la protesta del governo italiano. Parallelamente, l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha inviato una nota verbale di protesta alle autorità israeliane.

Il caso è stato immediatamente portato all’attenzione dei vertici istituzionali israeliani. L’ambasciatore italiano a Tel Aviv ha coinvolto il ministero degli Esteri israeliano, il Cogat, lo Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, la polizia e lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno competente per i Territori palestinesi. La Farnesina ha fatto sapere che sono allo studio ulteriori iniziative di protesta a livello politico.

Le critiche delle opposizioni

Quanto accaduto ha suscitato forti reazioni anche nel panorama politico italiano. Le forze di opposizione hanno espresso solidarietà ai carabinieri, chiedendo al tempo stesso una presa di posizione più netta da parte del governo.

Giuseppe Conte ha definito l’episodio «un’offesa intollerabile ai nostri militari e alla nostra bandiera», collegandolo alla situazione nei Territori occupati e alle violenze che, a suo avviso, i coloni compiono con il sostegno dell’esercito israeliano. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, la convocazione dell’ambasciatore rappresenta un passo necessario ma insufficiente.

Anche dal Partito democratico e da Alleanza Verdi e Sinistra sono arrivate parole durissime. Chiara Braga ha parlato di un’arroganza dei coloni ormai fuori controllo, mentre Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno descritto l’episodio come il risultato di un sistema fondato sull’occupazione e sull’impunità, chiedendo al governo Meloni di assumere una posizione più decisa nei confronti dell’esecutivo di Benjamin Netanyahu.

Un caso che pesa sui rapporti diplomatici

L’incidente avvenuto vicino Ramallah rischia ora di pesare sui rapporti tra Italia e Israele. Per Roma, la tutela dei propri militari impegnati in missioni diplomatiche e di cooperazione internazionale è una linea rossa. Le prossime mosse della Farnesina chiariranno se l’episodio resterà confinato a una protesta formale o se aprirà una fase di maggiore tensione politica tra i due Paesi.

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