di Redazione
L’accordo avrebbe contribuito, almeno temporaneamente, a disinnescare una crisi transatlantica provocata dalle ripetute dichiarazioni di Trump sulla volontà statunitense di “possedere” la Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese.
Dopo settimane di tensioni diplomatiche tra Washington e Copenaghen, i negoziati sul futuro della Groenlandia stanno prendendo una forma più definita. Secondo quanto riportato dal New York Times, le trattative si concentrano su un pacchetto di proposte che mirano a rafforzare la presenza della NATO nell’Artico, limitare l’influenza di Russia e Cina e concedere agli Stati Uniti una sovranità limitata su alcune aree strategiche dell’isola, senza però arrivare alla sua cessione totale.
Le discussioni, descritte da otto alti funzionari occidentali della sicurezza e della diplomazia citati dal quotidiano americano, rappresentano il quadro più completo finora di un possibile compromesso annunciato dal presidente Donald Trump nei giorni scorsi. L’accordo avrebbe contribuito, almeno temporaneamente, a disinnescare una crisi transatlantica provocata dalle ripetute dichiarazioni di Trump sulla volontà statunitense di “possedere” la Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese.
Secondo il New York Times, le proposte allo studio non soddisfano l’obiettivo più ambizioso di Trump — il trasferimento dell’intera Groenlandia agli Stati Uniti — ma cercano un equilibrio tra le richieste di sicurezza di Washington e la “linea rossa” europea: la Groenlandia non è in vendita. Molti dettagli restano aperti e non è affatto certo che la Danimarca accetterà l’intesa.
Tra i punti principali in discussione figurano:La creazione di una nuova missione NATO nell’Artico, soprannominata “Arctic Sentry”, sul modello delle operazioni dell’Alleanza nei Paesi baltici, con l’obiettivo di contenere un atteggiamento sempre più aggressivo della Russia nella regione; l’aggiornamento dell’accordo militare del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, che già garantisce ampio accesso alle forze armate americane in Groenlandia. L’idea più controversa sarebbe quella di istituire vere e proprie “aree di base sovrana” statunitensi, simili alle basi britanniche a Cipro, che verrebbero considerate territorio americano; il blocco dei diritti minerari per Paesi non appartenenti alla NATO, in particolare Russia e Cina, sulle risorse strategiche — come le terre rare — che si trovano sotto la calotta glaciale groenlandese.
Il New York Times sottolinea come la questione della sovranità resti il nodo più delicato. Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha dichiarato di essere disponibile a discutere molti aspetti della cooperazione con gli Stati Uniti, ma ha definito la sovranità una “linea rossa”. Una posizione condivisa dalla premier danese Mette Frederiksen, che ha ribadito pubblicamente che sicurezza e investimenti sono negoziabili, ma non la cessione di territorio.Trump, intervenendo al World Economic Forum di Davos, ha escluso l’uso della forza militare per ottenere l’isola, ma ha lasciato intendere di poter ricorrere a pressioni economiche sugli alleati. Poco dopo, però, ha annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, sospendendo i dazi che aveva minacciato contro la Danimarca e altri Paesi europei.Secondo il New York Times, tra i leader europei prevale ora un cauto sollievo. Molti vedono nell’intesa una possibile via per rafforzare la sicurezza artica e preservare l’unità della NATO, senza violare il principio fondamentale della sovranità territoriale. Resta però da capire se le trattative porteranno a un accordo formale o se il futuro della Groenlandia continuerà a essere terreno di scontro geopolitico.
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