di Mario Tosetti

Al World Economic Forum di Davos Donald Trump critica l’Europa, parla di Ucraina e Groenlandia e ironizza su Macron. Mark Carney avverte: “Ordine mondiale fratturato

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L’intervento di Donald Trump al World Economic Forum è stato preceduto da un imprevisto logistico: un problema tecnico all’Air Force One ha costretto il presidente degli Stati Uniti a cambiare velivolo, con un conseguente ritardo nell’arrivo in Svizzera. Una cornice già nervosa, alimentata anche dalle contestazioni simboliche comparse sulle montagne intorno a Davos e da un dibattito che, sin dalle prime ore della giornata, ruota attorno al futuro degli equilibri globali.

In questo scenario, il premier canadese Mark Carney ha lanciato un messaggio che suona come un avvertimento alle democrazie occidentali e alle “potenze medie”: l’ordine internazionale, ha sostenuto, è ormai spezzato e chi resta fuori dai tavoli decisionali rischia di diventare oggetto delle decisioni altrui.

L’attacco di Trump all’Europa tra immigrazione e “direzione sbagliata”

Dal palco, Trump ha alternato toni concilianti e affondi duri. Da un lato ha ribadito di “amare l’Europa” e di volere un Occidente compatto; dall’altro ha sostenuto che una parte del continente avrebbe imboccato una rotta sbagliata. Nel mirino, soprattutto, le politiche sull’immigrazione e la trasformazione sociale di alcune aree europee, descritte come non più “riconoscibili”.

Il messaggio politico è stato chiaro: secondo Trump l’Europa potrebbe “fare molto meglio” seguendo il modello americano, che il presidente ha presentato come un esempio di crescita e stabilità economica.

Ucraina, Zelensky e la confusione sull’incontro

Uno dei passaggi più delicati ha riguardato la guerra in Ucraina. Trump ha detto di ritenere possibile un accordo vicino e ha usato toni provocatori, sostenendo che, se non si arrivasse alla pace, le responsabilità sarebbero dei leader coinvolti. Ha anche affermato che la soluzione dovrebbe essere soprattutto un compito europeo, non americano.

Durante l’intervento è emersa confusione sull’agenda: Trump ha dichiarato che avrebbe incontrato Zelensky in giornata, ma da Kiev è arrivata una smentita indiretta, con la presidenza ucraina che ha fatto sapere che il presidente era nella capitale. Poco dopo, lo stesso Trump ha corretto il tiro, parlando di un incontro rimandato al giorno successivo.

Groenlandia al centro del discorso: “negoziati immediati” e tono muscolare

Tra i passaggi più controversi, Trump ha insistito sulla Groenlandia, chiedendo l’avvio di “negoziati immediati” per l’acquisizione. Ha specificato di non voler ricorrere alla forza, ma ha accompagnato l’apertura diplomatica con una formula dal sapore di avvertimento, lasciando intendere che un rifiuto europeo non sarebbe stato dimenticato.

L’argomento ha gelato la sala: la platea, secondo diversi resoconti, è rimasta in silenzio in più momenti, mentre Trump collegava l’isola artica alla sicurezza e persino alla “pace mondiale”, alternando enfasi e battute.

Nato, California e Venezuela: un’agenda ampia e un tono da comizio

Nel discorso, durato oltre un’ora e più lungo del previsto, Trump ha toccato temi molto diversi. Ha criticato la Nato sostenendo che gli Stati Uniti sarebbero stati trattati ingiustamente dagli alleati, e ha rilanciato la propria narrazione interna di successo economico, descrivendo gli Usa come “motore del pianeta” e rivendicando un boom di crescita e bassa inflazione.

Non sono mancati riferimenti alla politica interna americana, con un passaggio sulla California in cui ha evocato l’idea di un impiego della Guardia Nazionale, e un capitolo sul Venezuela, presentato come un Paese in svolta con nuove prospettive economiche e un interesse crescente delle grandi compagnie energetiche.

Frecciate a Macron e reazioni internazionali

Trump ha anche ironizzato su Emmanuel Macron, commentando il suo stile e citando un presunto colloquio in cui avrebbe “convinto” il presidente francese con la minaccia di dazi sui vini. Una miscela di sarcasmo e pressione commerciale che ha confermato l’impostazione trumpiana: politica estera come negoziazione muscolare.

Mentre Trump parlava, da New York il segretario generale dell’Onu António Guterres ha lanciato un messaggio più generale contro i leader che, a suo dire, scelgono quali regole rispettare e quali ignorare, minando il diritto internazionale e l’ordine globale.

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