di Emilia Morelli

Giorgia Meloni valuta la partecipazione al Forum di Davos e al Board of Peace voluto da Trump. Tra pressioni Usa, dubbi europei e tensioni nella maggioranza, la decisione resta aperta

meloni davosGiorgia Meloni si trova davanti a una delle scelte più delicate della sua politica estera. La premier non ha ancora sciolto la riserva sulla partecipazione al Forum economico mondiale di Davos, dove Donald Trump intende annunciare ufficialmente la nascita del suo discusso “Board of Peace”, un organismo internazionale che ambisce a svolgere un ruolo simile a quello delle Nazioni Unite, ma sotto la regia diretta dell’inquilino della Casa Bianca.

Per la presidente del Consiglio, invitata a far parte del nuovo organismo, la trasferta in Svizzera rappresenta molto più di un semplice appuntamento diplomatico: è una vera scelta di posizionamento geopolitico, carica di implicazioni nei rapporti con gli Stati Uniti e con l’Unione europea.

Il piano allo studio: andare a Davos senza aderire al board

Secondo fonti governative, l’ipotesi più accreditata sarebbe quella di una partecipazione “prudente”: Meloni potrebbe recarsi a Davos, incontrare Trump — con l’obiettivo di un bilaterale — ma evitare l’adesione formale al Board of Peace.

Alla base di questa cautela ci sarebbero anche valutazioni di natura costituzionale. L’articolo 11 della Costituzione italiana consente infatti l’adesione a organismi sovranazionali solo in condizioni di parità tra gli Stati, mentre il board ideato da Trump risulterebbe subordinato direttamente alla presidenza americana.

Una scelta che consentirebbe di preservare il rapporto con Washington senza compromettere l’asse europeo.

Le tensioni nella maggioranza e i dubbi di Forza Italia

Il dossier Davos è stato al centro del vertice pre-Consiglio dei ministri con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto. Nella maggioranza emergono posizioni molto diverse.

Forza Italia esprime forti perplessità sull’architettura del board, sia per la presenza di leader come Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko, sia per l’ipotesi di un contributo finanziario italiano che potrebbe arrivare fino a un miliardo di euro. Sul punto si sono già registrate prese di posizione critiche da parte di esponenti azzurri.

La Lega, al contrario, guarda con favore all’iniziativa di Trump. Salvini mantiene una linea prudente, ma continua a polemizzare con gli alleati europei della premier, in particolare con Emmanuel Macron, accusato di strumentalizzare le tensioni con gli Stati Uniti per coprire le difficoltà interne.

Il confronto con i partner europei

Nel tentativo di evitare un isolamento diplomatico, Meloni ha intensificato i contatti con i principali leader europei. Oltre al dialogo nella chat informale del cosiddetto “formato Washington”, che riunisce tra gli altri Macron, Starmer, Merz, von der Leyen e Stubb, la premier avrebbe avuto nuovi colloqui diretti con il cancelliere tedesco e il primo ministro britannico.

Anche loro starebbero valutando una presenza a Davos senza però aderire al board di Trump, una posizione già assunta da Macron. In ambienti governativi si sottolinea inoltre come, al momento, gli unici europei disponibili a sedere nel panel sarebbero Ungheria e Albania, un dettaglio che rende ancora più complessa la scelta italiana.

Una settimana ad alta tensione diplomatica

I segnali di una possibile partenza per la Svizzera si moltiplicano. La premier non parteciperà in diretta alla puntata speciale di Porta a Porta per i 30 anni del programma, registrando l’intervento nel pomeriggio per restare libera di muoversi in serata. Inoltre, uomini della scorta sono già arrivati a Zurigo e Davos per i sopralluoghi.

La tappa svizzera rappresenta solo il primo passaggio di una settimana cruciale. Domani sera Meloni sarà infatti a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario convocato per rispondere alle nuove mosse di Trump sui dazi, in particolare quelli legati alle rotte artiche.

Sul tavolo resta anche l’eventuale incontro tra Trump e Ursula von der Leyen a Davos: un segnale di distensione potrebbe consentire di accantonare alcune misure di reazione commerciale che la premier italiana guarda con crescente preoccupazione.

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