di Redazione

Parigi guarda con scetticismo al nuovo Board of Peace promosso da Donald Trump. Secondo fonti vicine all’Eliseo, il progetto va oltre la questione di Gaza e solleva interrogativi sul rispetto dell’architettura multilaterale delle Nazioni Unite

La Francia prende le distanze dal Board of Peace, il nuovo organismo per la gestione dei conflitti internazionali voluto dal presidente statunitense Donald Trump. Fonti vicine all’Eliseo, citate dall’Agence France Presse, fanno sapere che Parigi non considera al momento favorevole un’eventuale adesione, giudicando l’iniziativa fonte di “interrogativi rilevanti”.

Alla base delle perplessità francesi vi è soprattutto l’impostazione del progetto, che – secondo le stesse fonti – supera il perimetro inizialmente previsto per la Striscia di Gaza, assumendo una dimensione globale. Un allargamento che, a giudizio di Parigi, rischia di entrare in tensione con i principi fondanti e il ruolo centrale delle Nazioni Unite, definite dall’Eliseo “la pietra angolare di un multilateralismo efficace” e non negoziabile.

Cos’è il Board of Peace

Il Board of Peace nasce, secondo la Carta istitutiva di otto pagine inviata ai Paesi invitati, con l’obiettivo di favorire la stabilità, ricostruire sistemi di governance considerati affidabili e legittimi e promuovere una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti. In origine il progetto era stato concepito per seguire la ricostruzione di Gaza, ma nel testo finale non vi è alcun riferimento esplicito al territorio palestinese.

Il documento assegna invece al nuovo organismo una missione più ampia: contribuire alla gestione e alla risoluzione dei conflitti armati su scala globale. Non manca una critica diretta agli attuali meccanismi internazionali, accusati di inefficacia, con un implicito riferimento all’Onu. La Carta invita infatti ad avere il “coraggio” di superare strutture considerate obsolete, per dar vita a un’istituzione più “snella ed efficace”.

Quote, seggi e durata degli incarichi

Il funzionamento del Board prevede mandati triennali, rinnovabili su decisione del presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, questa regola non si applica agli Stati che scelgono di versare oltre un miliardo di dollari in contanti nel primo anno, ottenendo così un seggio permanente. In alternativa sono previsti seggi non permanenti a rotazione, ma senza ulteriori dettagli sulle modalità di selezione.

Gli inviti ai leader mondiali

Numerosi capi di Stato e di governo hanno già confermato di aver ricevuto l’invito di Trump. Il Cremlino ha dichiarato che anche il presidente russo Vladimir Putin è stato contattato attraverso canali diplomatici. Tra i leader invitati figurano inoltre il presidente argentino Javier Milei, il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il leader bielorusso Alexander Lukashenko.

La Francia, pur riconoscendo l’importanza del dialogo internazionale, ribadisce invece il proprio attaccamento al quadro multilaterale dell’Onu, segnalando che ogni nuova iniziativa dovrà muoversi in coerenza con esso.

Il Canada dice sì, ma senza contributi

Diversa la posizione del Canada, che ha annunciato l’intenzione di accettare l’invito al Board of Peace, pur chiarendo che non verserà il miliardo di dollari richiesto per un seggio permanente. Una fonte governativa ha precisato che “al momento non è stata avanzata alcuna richiesta formale di pagamento”, mentre un consigliere del primo ministro Mark Carney ha sottolineato l’importanza di “essere presenti al tavolo per influenzare il processo dall’interno”, pur ammettendo che restano ancora diversi aspetti da definire.

Il nuovo Consiglio di pace si profila così come un’iniziativa destinata a dividere la comunità internazionale, tra chi intravede uno strumento alternativo per affrontare le crisi globali e chi teme una messa in discussione dell’ordine multilaterale esistente.

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