di Redazione

Nel giorno della firma dello storico accordo di libero scambio Ue-Mercosur, Donald Trump scatena una crisi diplomatica con gli alleati europei. Otto Paesi — tra cui Francia, Germania e Regno Unito — reagiscono con una dichiarazione congiunta per difendere la loro sovranità. L’Europa valuta l’attivazione dello “strumento anti-coercizione”

L’Europa è in fibrillazione dopo l’ultimo affondo di Donald Trump contro alcuni dei suoi principali alleati occidentali, colpevoli — a suo dire — di essersi opposti con troppa decisione alla strategia americana sull’Artico, in particolare sulla Groenlandia. Proprio nel giorno in cui l’Unione Europea firmava l’accordo commerciale con il blocco sudamericano Mercosur, Trump ha rivolto critiche dure a otto Paesi europei: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Regno Unito. La risposta non si è fatta attendere: i governi coinvolti hanno diffuso una dichiarazione congiunta promettendo una risposta “unitaria e coordinata” a difesa della loro sovranità.

A stupire è il tono diretto del comunicato, inequivocabilmente rivolto a Washington. Emmanuel Macron, secondo fonti dell’Eliseo, intende proporre formalmente l’attivazione dello “strumento anti-coercizione”, un meccanismo europeo in grado di imporre ritorsioni economiche severe — dai dazi punitivi alla sospensione di licenze — anche senza il consenso di ONU o WTO.

Secondo il Financial Times, Bruxelles starebbe valutando una serie di contromisure del valore di 93 miliardi di dollari. È uno scenario inedito nei rapporti transatlantici, al punto che al Consiglio Europeo sono in corso contatti serrati tra leader, sherpa e ambasciatori.

Ma l’unità europea non è scontata. Le posizioni divergono anche tra le principali famiglie politiche: il PPE propone prudenza e non si sbilancia sull’uso del “bazooka economico”; i gruppi Socialisti e Renew spingono invece per una linea dura, con la sospensione dell’accordo sui dazi con gli USA, in vigore da agosto. Più cauti i Conservatori e Riformisti Europei (ECR), il cui co-presidente Nicola Procaccini ha dichiarato: «Siamo contrari all’escalation. L’accordo sui dazi è stato vantaggioso per entrambe le parti».

La capogruppo di Renew Europe, Valérie Hayer, ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e a Ursula von der Leyen chiedendo un cambio di approccio: “Dalla dipendenza alla deterrenza”. Ha definito lo strumento anti-coercizione come “l’arma nucleare economica” dell’UE, ricordando che gli Stati Uniti esportano ogni anno oltre 500 miliardi di dollari verso l’Unione: “Siamo il loro mercato principale, Trump dovrebbe riflettere prima di colpire gli alleati”.

Giorgia Meloni, in visita in Estremo Oriente, ha mantenuto un approccio più diplomatico. Dopo un colloquio con Trump, ha parlato di “incomprensioni” e sottolineato l’importanza del dialogo. Anche il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha cercato di mediare: “Stiamo lavorando per la stabilità nella regione artica. Incontrerò Trump a Davos per approfondire la questione”.

Ma la situazione resta tesa. I ministri degli Esteri dei Paesi coinvolti, a partire dal danese Lars Lokke Rasmussen, hanno avviato un tour di consultazioni straordinarie. Rasmussen ha parlato da Oslo di un “forte sostegno europeo”, ma ha anche avvertito che l’ordine mondiale e il futuro della NATO sono “seriamente in gioco”.

Nel frattempo, a Bruxelles si è tenuto un incontro d’emergenza in formato ristretto tra i 27 rappresentanti permanenti presso l’UE. Una riunione definita “esplorativa”, senza decisioni immediate ma utile a tracciare la mappa delle posizioni politiche sul possibile utilizzo di misure straordinarie.

Anche Londra è coinvolta. Il premier britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con Trump in cui ha definito “sbagliata” l’idea di imporre dazi agli alleati, ribadendo che la sicurezza nell’Estremo Nord è una priorità per tutta l’Alleanza Atlantica. Prima di parlare con Trump, Starmer si era confrontato con la premier danese Frederiksen, la presidente della Commissione von der Leyen e con il segretario generale NATO.

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