di Mario Tosetti
Bruxelles pronta a reagire ai nuovi dazi di Trump: dal 6 febbraio tornano le tariffe europee per 93 miliardi. In gioco i rapporti transatlantici e la Nato
La data cerchiata in rosso a Bruxelles è il 6 febbraio. Solo cinque giorni dopo l’eventuale entrata in vigore dei nuovi dazi annunciati da Donald Trump. Se Washington non farà marcia indietro, scatterà automaticamente la risposta europea.
I controdazi decisi dall’Unione ad agosto – per un valore complessivo di 93 miliardi di dollari – non sono mai stati cancellati, ma soltanto sospesi. E quella sospensione scade proprio il 6 febbraio. Senza bisogno di nuovi voti o procedure legislative: basterà non intervenire per farli tornare in vigore.
È la contromossa studiata da Bruxelles e avallata ieri dagli ambasciatori dei Ventisette, in vista del Consiglio europeo straordinario di giovedì, convocato d’urgenza dopo l’ultima minaccia della Casa Bianca.
Dazi “congelati” ma pronti a riattivarsi
Quel pacchetto di tariffe era stato congelato per favorire il negoziato commerciale con l’amministrazione Trump. L’accordo era arrivato a fine agosto e Bruxelles stava persino lavorando a una nuova sospensione.
Ma ora il quadro è cambiato. L’Unione non intende più cedere a quello che viene percepito come un tentativo di dividere l’Europa e indebolire la Nato. L’idea di applicare dazi differenziati a singoli Paesi membri viene letta come una strategia per spaccare i Ventisette, anche se tecnicamente difficile da attuare: il sistema doganale americano non distingue la provenienza dei beni all’interno del mercato unico europeo.
La linea Ue: de-escalation, ma pronti a colpire
Per ora la parola d’ordine resta “de-escalation”. Bruxelles vuole evitare una guerra commerciale aperta e provare a riportare il dialogo sui binari diplomatici.
Ma il presupposto è chiaro:
«Questi dazi non sono contro alcuni Paesi, ma contro tutta l’Unione europea».
Se il 1° febbraio Trump non ritirerà la minaccia – legata anche al dossier Groenlandia – l’Ue sarà pronta a reagire “colpo su colpo”. E oltre ai controdazi da 93 miliardi potrebbero arrivare altre misure.
Le altre armi sul tavolo
Tra le opzioni allo studio ci sono due strumenti molto più duri.
La prima è la sospensione dell’accordo commerciale di agosto che azzera i dazi europei sui beni americani. Non a caso la ratifica da parte dell’Europarlamento è sparita dall’ordine del giorno della sessione plenaria di Strasburgo. L’intesa resta in vigore, ma l’Eurocamera potrebbe bocciarla in qualsiasi momento.
La seconda è lo Strumento Anti-Coercizione, fortemente voluto dalla Francia di Emmanuel Macron. Si tratta di una vera e propria “arma fine mondo”: consentirebbe di bloccare gran parte delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti e di escludere le aziende americane dal mercato europeo.
Un’opzione che Bruxelles considera solo come extrema ratio, nel caso fallissero tutti i tentativi di mediazione.
Groenlandia e Nato: il vero nodo politico
Nel frattempo la Commissione sta preparando un dossier per dimostrare che la sicurezza della Groenlandia non è minacciata né dalla Russia né dalla Cina, cercando così di smontare il principale argomento usato da Trump.
Parallelamente l’Ue vuole rafforzare la cooperazione con l’isola artica per mostrare ai groenlandesi – cittadini europei – che fanno parte a pieno titolo dell’Unione.
Giovedì i leader europei discuteranno anche di questo nel Consiglio straordinario. Per decidere se far scattare i controdazi o bloccare l’accordo di agosto servirà il via libera politico dei capi di Stato e di governo.
In gioco l’asse transatlantico
Come ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, servono:
- unità sui principi del diritto internazionale
- sostegno a Danimarca e Groenlandia
- una linea comune sui dazi
- disponibilità a difendersi da ogni forma di coercizione
Il fattore tempo, però, è decisivo. La scelta dovrà arrivare in pochi giorni. E in gioco non c’è solo una guerra commerciale, ma l’equilibrio dell’intero rapporto transatlantico e la tenuta della Nato.
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