di Emilia Morelli
Il nuovo decreto sull’Ucraina prevede la cessione di armamenti senza spese per lo Stato. La Ragioneria: “Materiali già disponibili e non da reintegrare”.
L’Italia continuerà a sostenere militarmente l’Ucraina senza mettere mano al portafoglio pubblico. È quanto emerge dal dibattito parlamentare di giovedì 15 gennaio

PRESIDENTE DELL’UCRAINA
alla Camera, in occasione delle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla proroga dell’invio di mezzi e armamenti a Kiev.
Per la prima volta, il tema non ha scatenato le consuete polemiche legate alla presunta sottrazione di risorse alla sanità o al welfare. Il motivo è semplice: la nuova cessione di armamenti non comporterà alcun costo per le finanze dello Stato.
Il confronto politico: meno di 3 miliardi in quattro anni
Nel corso del dibattito, Benedetto Della Vedova di Più Europa ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi europei che hanno investito meno nel sostegno all’Ucraina.
«In quattro anni abbiamo speso meno di 3 miliardi – ha ricordato – una cifra inferiore a quanto i contribuenti pagheranno per l’anticipo pensionistico nei prossimi tre anni».
Una valutazione condivisa, seppur da una prospettiva critica, anche da Marco Pellegrini del Movimento 5 Stelle, che ha ridimensionato il peso economico dell’operazione: «Che siano 3 miliardi o poco più poco importa. Il problema vero è che si è scommesso sulla vita degli ucraini».
La conferma ufficiale: “Nessun onere per lo Stato”
Il punto centrale è contenuto nella relazione tecnica che accompagna il decreto-legge Ucraina approvato dal Consiglio dei ministri il 31 dicembre 2025. A firmarla è la Ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta.
Nel documento si chiarisce che i materiali ceduti sono già nelle disponibilità del Ministero della Difesa e che non sarà necessario acquistarne di nuovi per sostituirli. Eventuali spese accessorie saranno coperte con fondi già stanziati.
In altre parole: nessuna nuova uscita per il bilancio pubblico.
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