di Ennio Bassi
Intanto Pechino accusa Washington di “saccheggio economico” nei confronti di Taiwan, puntando il dito contro la crescente pressione su TSMC e la strategia industriale americana
La Cina ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale storico pari a 1.189 miliardi di dollari, segnando un nuovo record per la seconda economia mondiale. Le esportazioni sono aumentate del 5,5%, mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente stabili su base annua, a conferma della forte domanda esterna per i beni cinesi in un contesto geopolitico in rapida evoluzione.
Il solo mese di dicembre ha contribuito con un avanzo commerciale di 114,1 miliardi di dollari, settima volta nell’anno in cui il surplus mensile ha superato la soglia dei 100 miliardi. Le esportazioni nel mese sono cresciute del 6,6% rispetto al 2024, superando ampiamente le attese e segnando la crescita più rapida da settembre. Questo risultato è stato alimentato in particolare dalla diversificazione dei mercati di sbocco, dopo l’inasprimento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti in seguito alla rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca nel novembre 2024.
Esportazioni: per la Cina nuovi assi strategici
In risposta alla rinnovata pressione tariffaria americana, numerosi esportatori cinesi hanno riorientato la produzione e le rotte commerciali verso l’Unione Europea e il Sud-est asiatico, rafforzando i legami con l’ASEAN. Le importazioni, dal canto loro, sono salite del 5,7%, battendo le previsioni (+0,9%) e segnando il maggior incremento su base annua da sei mesi. Tuttavia, il surplus commerciale con gli Stati Uniti è sceso leggermente a dicembre, attestandosi a 23,25 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 23,74 miliardi di novembre, a conferma delle tensioni crescenti tra Washington e Pechino.
Accuse agli Stati Uniti: è “saccheggio economico” verso Taiwan
Sul fronte politico, la Cina ha lanciato pesanti accuse agli Stati Uniti, accusandoli di “saccheggio economico” nei confronti di Taiwan. Al centro del contendere vi è la pressione statunitense su TSMC, il colosso taiwanese dei semiconduttori, invitato ad aumentare gli investimenti in impianti produttivi negli USA. Secondo Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese, il potenziale accordo commerciale tra Washington e Taipei rappresenterebbe un’operazione volta a “prosciugare la base industriale dell’isola”, sfruttando i dazi come leva per trasferire competenze e tecnologie strategiche verso il suolo americano.
Zhu ha inoltre attaccato il Partito Democratico Progressista (DPP) al governo di Taipei, accusandolo di “cedere” alle richieste statunitensi invece di opporvisi. Secondo la portavoce, questa strategia rischia di compromettere le prospettive di lungo termine per lo sviluppo industriale e tecnologico di Taiwan, minacciando la stabilità economica e gli interessi del suo popolo.
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