di Redazione

Atterrati a Ciampino martedì mattina, sono stati accolti dalle autorità italiane e dai familiari. Il loro arresto nel 2024 era stato interpretato come un tentativo del governo venezuelano di esercitare pressioni sull’Italia

Alberto Trentini e Mario Burlò, i due cittadini italiani detenuti per oltre tredici mesi in Venezuela, sono rientrati in Italia martedì mattina a bordo di un volo di Stato partito da Caracas. L’aereo è atterrato nella zona riservata dell’aeroporto di Ciampino, nota come CAI (Compagnia Aeronautica Italiana), abitualmente utilizzata dai servizi segreti italiani.

Ad accoglierli erano presenti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Con loro anche i familiari dei due uomini: Armanda Colusso, madre di Trentini, la sua avvocata Alessandra Ballerini, la figlia di Burlò e il suo legale, Maurizio Basile.

Poco prima delle 10, Trentini ha lasciato la base militare a bordo di un’auto, evitando apparizioni pubbliche. L’avvocata Ballerini ha invece parlato brevemente con i giornalisti presenti: «Siamo felicissimi oggi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo», ha dichiarato, chiedendo rispetto per la privacy della famiglia. Ha inoltre ringraziato tutti coloro che hanno sostenuto la causa della liberazione.

L’avvocato Basile ha confermato che Mario Burlò, imprenditore torinese di 52 anni, è apparso visibilmente provato. In un’intervista rilasciata nei giorni precedenti alla sua liberazione, Burlò aveva raccontato di aver dormito per oltre un anno sul pavimento della sua cella.

A differenza di Trentini, il cui caso aveva suscitato una forte mobilitazione pubblica e istituzionale, Burlò era meno noto all’opinione pubblica italiana, anche a causa delle accuse a suo carico per reati fiscali e finanziari. Trentini, invece, era in Venezuela per conto dell’organizzazione umanitaria internazionale Humanity & Inclusion, impegnata nel supporto alle persone con disabilità.

Entrambi furono arrestati nel novembre 2024 in un contesto che molti osservatori hanno interpretato come un atto di “diplomazia degli ostaggi”, con il governo venezuelano intenzionato a fare pressione su quello italiano per ottenere un riconoscimento diplomatico formale.

La loro scarcerazione si inserisce in un’operazione più ampia promossa dal governo venezuelano guidato da Delcy Rodríguez, che ha riguardato anche prigionieri politici locali e internazionali. Il contesto geopolitico è stato segnato dall’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro da parte delle autorità statunitensi, evento che ha probabilmente favorito nuove dinamiche negoziali.

Alle trattative per il rilascio dei due italiani hanno preso parte, oltre al governo italiano, il Vaticano, gli Stati Uniti e alcune figure politiche venezuelane. In seguito alla liberazione, Giorgia Meloni ha pubblicamente ringraziato Delcy Rodríguez per la “costruttiva collaborazione”, un segnale diplomatico significativo, considerando che l’Italia non ha mai riconosciuto formalmente la leadership di Maduro.

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