di Corinna Pindaro
Nel processo per la strage di Brescia, Gianpaolo Stimamiglio accusa una cellula ordinovista di Verona: “L’attentato fu opera loro, i bresciani solo supporto logistico”
A oltre cinquant’anni dall’attentato di piazza della Loggia, che il 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì oltre cento, nuove rivelazioni scuotono il processo in corso davanti alla Corte d’assise di Brescia. A parlare è Gianpaolo Stimamiglio, storico esponente dell’ordinovismo veneto che, dopo aver preso le distanze dall’eversione nera, nel 2010 ha iniziato a collaborare con la magistratura.
Secondo Stimamiglio, la strage non sarebbe stata organizzata a Brescia ma sarebbe “targata Verona”. Un’operazione messa in piedi da una cellula di Ordine Nuovo composta da militanti veneti, mentre ai bresciani sarebbe spettato soltanto un ruolo di appoggio logistico.
“Fu un’azione esclusiva degli ordinovisti veronesi”
Ascoltato per oltre quattro ore dai giudici, Stimamiglio ha fornito una ricostruzione netta. A suo dire, la bomba collocata nel cestino dei rifiuti durante la manifestazione sindacale fu il risultato di un’azione pianificata da un gruppo ristretto di ordinovisti di Verona.
La cellula, secondo il testimone, sarebbe stata composta da Marco Toffaloni, all’epoca minorenne e condannato nella primavera del 2025 a trent’anni di carcere, Claudio Bizzarri, Paolo Marchetti e un quarto uomo di cui non è riuscito a fornire l’identità. Stimamiglio ha sostenuto che a materialmente piazzare l’ordigno sarebbe stato Marchetti, ritenuto il più “strutturato” del gruppo e l’unico in grado di portare a termine un’operazione di quel tipo.
Il mistero del quarto uomo
Sollecitato dal presidente della Corte a chiarire l’identità del quarto componente della cellula, Stimamiglio non è riuscito a recuperare elementi utili. Ha spiegato di aver escluso Bizzarri e Toffaloni sulla base di confidenze ricevute dallo stesso Bizzarri, che gli avrebbe assicurato di non essere stato lui né il giovane Toffaloni a collocare la bomba.
Da qui la convinzione che il responsabile materiale fosse Marchetti, anche se su questo punto mancano conferme dirette e riscontri oggettivi.
Le confidenze e il silenzio durato decenni
Stimamiglio ha indicato in Claudio Bizzarri la fonte delle sue informazioni, ma non è stato in grado di precisare quando avrebbe appreso quei dettagli. Ha raccontato di aver parlato più volte con lui nel corso degli anni, senza riuscire a collocare temporalmente le confidenze.
Alla domanda sul perché abbia fatto quei nomi solo ora, a distanza di decenni dalla strage, il testimone ha risposto senza esitazioni: per paura. Una paura che, ha detto, non è mai venuta meno e che lo ha tenuto in silenzio per anni.
I nomi che tornano nelle inchieste sull’eversione nera
Il nome di Paolo Marchetti ricorre in numerose indagini sull’estrema destra veneta degli anni Settanta e Ottanta. Non è mai stato indagato né imputato per la strage di piazza della Loggia, ma figura nella lista dei testimoni dell’accusa nel processo attualmente in corso. La sua audizione è stata più volte rinviata per motivi di salute.
Marchetti ha anche un legame personale con Stimamiglio: ha sposato sua sorella Rita. Un dettaglio che rende ancora più delicata la posizione del supertestimone.
Claudio Bizzarri, morto da anni, era uno degli esponenti di spicco di Ordine Nuovo Verona e molto vicino a Elio Massagrande, altro nome centrale dell’ordinovismo veneto. Gestiva un hotel a Peschiera del Garda dove, secondo il racconto di Stimamiglio, nel 1990 si sarebbe svolto un incontro con Toffaloni, durante il quale il giovane gli avrebbe confidato di essere stato a Brescia il giorno della strage su ordine di Roberto Besutti.
Il processo a Roberto Zorzi e le zone d’ombra
Le dichiarazioni di Stimamiglio sono arrivate nel processo a carico di Roberto Zorzi, imputato per il suo presunto ruolo nell’attentato. Ma sul suo conto il testimone ha detto poco: ha ammesso di sapere chi fosse, ma di non averlo mai frequentato.
Anche sull’identità del “quarto uomo” della cellula veronese non sono emersi elementi nuovi. Un vuoto che resta uno dei nodi centrali del procedimento.
Una verità ancora incompleta
La deposizione di Stimamiglio rappresenta uno dei passaggi più delicati e controversi del processo. Le sue parole rafforzano la pista dell’ordinovismo veneto come motore della strage, ma lasciano ancora molte ombre su ruoli, responsabilità e catena di comando.
A oltre mezzo secolo dall’eccidio, la giustizia è ancora alla ricerca di una verità piena e definitiva su uno degli attentati più sanguinosi della strategia della tensione. La strage di piazza della Loggia resta una ferita aperta nella storia della Repubblica italiana.
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