di Redazione

Almeno 21 i civili uccisi, oltre 140.000 gli sfollati. A rischio il processo di transizione nazionale dopo la caduta del regime di Assad

Aleppo torna a infiammarsi. Dopo un lungo periodo di fragile equilibrio, la seconda città siriana è di nuovo teatro di violenti scontri armati. Da martedì, l’esercito fedele al presidente Ahmed al Sharaa è impegnato in un’offensiva contro le Forze Democratiche Siriane (SDF), coalizione a guida curda che controlla da anni porzioni significative del nord del paese. I combattimenti hanno già provocato decine di vittime civili e un esodo massiccio dalle zone colpite.

Gli scontri si concentrano nei quartieri settentrionali della città, in particolare a Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid, aree a maggioranza curda che fino a pochi giorni fa restavano sotto l’amministrazione delle SDF. Secondo varie fonti locali, le truppe governative avrebbero lanciato l’attacco nel tentativo di riappropriarsi del controllo diretto di queste zone urbane. Le responsabilità sull’inizio delle ostilità restano oggetto di accuse reciproche, mentre la popolazione civile si ritrova intrappolata tra due fuochi.

Il governo ha annunciato giovedì un cessate il fuoco temporaneo, poi prorogato senza una data chiara di scadenza. L’intento ufficiale era consentire l’evacuazione di chi è rimasto nelle aree sotto assedio e permettere ai combattenti delle SDF di ritirarsi. Tuttavia, testimonianze raccolte in città raccontano di avanzate dell’esercito siriano, che avrebbe già preso il controllo di Ashrafieh e sarebbe penetrato in parte di Sheikh Maqsoud.

Il bilancio è tragico: secondo le stime preliminari, almeno 21 civili hanno perso la vita, e più di 140.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case. Molti si sono rifugiati in edifici religiosi o in quartieri meno esposti ai combattimenti. L’uso di artiglieria pesante, droni armati e carri armati ha trasformato la periferia di Aleppo in un campo di battaglia. Le SDF accusano l’esercito siriano di aver colpito obiettivi civili, provocando 12 morti. Dal canto suo, il governo afferma che nove civili sarebbero rimasti uccisi in attacchi curdi. Nessuna delle due versioni è stata finora verificata in modo indipendente, e non sono disponibili dati sui caduti tra i combattenti.

Le tensioni attuali sono il sintomo di un confronto irrisolto tra il governo centrale e le formazioni curde che, dalla fine del regime di Assad, chiedono garanzie di autonomia all’interno del nuovo assetto statale. Nonostante vari tentativi di mediazione, il processo di integrazione tra le istituzioni curde e il nuovo governo si è bloccato da mesi, soprattutto per le divergenze sul grado di decentramento amministrativo. La crisi di Aleppo rischia ora di azzerare ogni possibilità di ripresa del dialogo.

Mazloum Abdi, comandante delle SDF e figura di riferimento per i curdi siriani, aveva partecipato di recente a colloqui con esponenti del governo. Dopo l’inizio degli scontri, ha dichiarato che l’attacco a sorpresa da parte delle forze armate di Damasco rappresenta un “grave colpo alla fiducia” e “rimette in discussione l’intero percorso negoziale”.

Il quadro è ulteriormente complicato dalle dinamiche regionali. La Turchia, che mantiene una posizione di vicinanza strategica al governo di Sharaa, considera da sempre le SDF un’estensione del PKK, gruppo curdo-armato ritenuto terroristico da Ankara. Nonostante il PKK abbia annunciato lo scioglimento e un cessate il fuoco nel marzo scorso, le autorità turche continuano a esercitare pressioni contro ogni riconoscimento politico delle forze curde in Siria. Negli ultimi mesi, al confine settentrionale si sono moltiplicati gli episodi di tensione e gli attacchi mirati.

Ad Aleppo, già provata da anni di guerra civile e dal devastante terremoto del 2023, il ritorno della violenza riapre ferite mai rimarginate. Tra il 2012 e il 2016, la città era stata al centro di una delle fasi più drammatiche del conflitto siriano, culminata con la riconquista da parte del regime di Assad dopo un assedio durato anni. Oggi, il timore è che si ripeta lo stesso scenario, in un contesto del tutto nuovo ma ancora dominato dalle stesse divisioni irrisolte.

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