di Carlo Longo

La riforma dell’accesso a Medicina ribalta le previsioni: su oltre 22mila candidati che hanno ottenuto risultati sufficienti, solo 17mila potranno immatricolarsi. Il ministero difende il nuovo sistema, ma studenti e associazioni annunciano ricorsi e criticano le disparità territoriali

Alla fine, i timori di aule semivuote nelle facoltà di Medicina si sono rivelati infondati. Anzi, la situazione si è capovolta. Con la pubblicazione delle graduatorie definitive, emerge un dato chiaro: gli studenti idonei sono più dei posti disponibili. Sono 22.688 i candidati che hanno ottenuto risultati sufficienti per l’accesso a Medicina, a fronte di 17.278 posti complessivi. Questo significa che circa cinquemila ragazzi, pur avendo superato almeno parte del percorso di selezione, dovranno orientarsi verso corsi di laurea affini.

Se si considerano anche Veterinaria e Odontoiatria, il numero complessivo degli idonei sale a 25.387. In particolare, 1.535 studenti sono risultati idonei per Veterinaria e 1.072 per Odontoiatria. Nel complesso, più di 14mila candidati sono riusciti a ottenere l’assegnazione all’ateneo indicato come prima scelta, un dato che il ministero dell’Università considera significativo.

La composizione della graduatoria mostra un altro elemento rilevante: circa il 90 per cento degli ammessi a Medicina ha superato almeno due delle tre prove previste – Chimica, Fisica e Biologia. Per chi non ha superato alcun esame, circa 30mila studenti, è stata prevista una finestra straordinaria per iscriversi ad altri corsi di laurea. La possibilità resta aperta fino al 6 marzo e rappresenta, nelle intenzioni del ministero, un modo per evitare che migliaia di candidati restino esclusi dal sistema universitario.

La ministra dell’Università Anna Maria Bernini difende l’impianto della riforma. I risultati, ha spiegato, «non corrispondono affatto a un flop», ma offrono spunti interessanti soprattutto in prospettiva futura. La ministra riconosce tuttavia alcune criticità, in particolare legate alle domande di Fisica, tema che intende affrontare a breve con i rettori. L’obiettivo, ha chiarito, è migliorare il meccanismo di accesso rendendolo più coerente con la preparazione degli studenti.

Secondo Bernini, il nuovo sistema ha ampliato la platea di chi entra in contatto con l’università. In passato, ricorda, circa 80mila candidati restavano completamente esclusi dai test tradizionali. Oggi, invece, oltre 50mila studenti sono stati inseriti nel percorso universitario: 17mila in graduatoria per Medicina e altri 25mila, pur senza esami superati, con la possibilità di iscriversi al secondo semestre di altri corsi. Un processo che, secondo il ministero, potrà essere affinato coinvolgendo maggiormente docenti delle scuole superiori e medici ospedalieri nella Commissione e rivedendo quesiti e programmi d’esame.

Di segno opposto il giudizio delle associazioni studentesche. L’Unione degli universitari parla apertamente di un risultato prevedibile e annuncia un ricorso collettivo. Con poco più di 17mila posti disponibili nelle università pubbliche, sostengono, migliaia di studenti restano comunque esclusi o costretti a cambiare sede, spesso lontano da casa. Anche alcuni studi legali segnalano anomalie nella distribuzione dei punteggi più alti, che sembrerebbero concentrarsi in pochi atenei del Sud, come Napoli, Bari, Catania e Catanzaro.

I numeri degli esami confermano un quadro complesso. Al primo appello sono state sostenute oltre 50mila prove, mentre al secondo quasi 46mila, con una forte sovrapposizione tra i candidati. I promossi sono stati più numerosi in Biologia e Chimica rispetto a Fisica, materia che ha registrato le maggiori difficoltà. I voti validi, superiori alla sufficienza, superano complessivamente le 50mila unità, ma non sempre si traducono in un accesso diretto a Medicina.

Ora per gli studenti si apre la fase più delicata: completare l’immatricolazione o recuperare eventuali debiti formativi presso l’ateneo assegnato. Il ministero ha predisposto un vademecum per orientarsi tra scadenze e procedure. Chi non perfeziona l’iscrizione nei tempi stabiliti rischia di perdere il posto, mentre chi deve ancora recuperare crediti dovrà farlo entro la fine del primo semestre, secondo modalità che variano da università a università.

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