di Redazione

Il curatore Gabriele Simongini commenta su Il Tempo il nuovo allestimento delle collezioni del museo di Valle Giulia e il maggiore coinvolgimento per i giovani talenti

In un’epoca dominata dall’indifferenza, dalla frenesia del presentismo e dal rischio della cancellazione della storia, anche i musei non possono restare quelli di un tempo, devono rendersi attrattivi e aprirsi al mondo e alla società con le sue emergenze. Ecco allora la necessità del museo dinamico, diffuso, accessibile, inclusivo, costruttivo di nuovi rapporti e non più solo contemplativo. Fra tutti i musei pubblici italiani quello che si sta avvicinando sempre più a questo nuovo ruolo è senza dubbio la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, grazie alla direzione energica, pragmatica e lungimirante di Renata Cristina Mazzantini.

I fatti parlano chiaro e sono tanti, realizzati in appena due anni. Il nuovo allestimento della collezione permanente a breve presenterà circa mille opere esposte nelle vendite invece che le circa 500 scelte dalla precedente direttrice. Ma soprattutto sono stati riallacciati i fili della storia: le nuove sale fanno dialogare in modi coinvolgenti l’impostazione monografica dedicata agli artisti maggiori con quella cronologica e finalmente si può avere una idea limpida del percorso dell’arte italiana lungo due secoli. Solo per fare qualche esempio, si può capire bene l’intreccio fra neoclassicismo e romanticismo o la continuità che lega Divisionismo e Futurismo.

E poi finora nessun museo italiano è stato capace di attrarre donazioni così cospicue, per un valore complessivo di 42,5 milioni di dollari, come quelle della Cy Twombly Foundation, con undici opere dell’insigne artista americano e un pastello di Picasso. In termini di accessibilità spicca la realizzazione di una passerella d’accesso al museo per persone disabili che nessuno era riuscito a portare a compimento nei decenni precedenti. Quanto mai innovativa è anche la nuova sala didattica curata da Giovanna Coltelli e dedicata all’esperienza sensoriale e partecipativa con le opere cinetiche e interattive dell’artista Sandro Tomassini.

Ai giovani artisti under 35 è rivolto il bando di concorso «Connessioni urbane», i cui vincitori si trasformeranno in superficie creativa un muro lungo 145 metri e alto 10, situato tra il nuovo Centro Polifunzionale «Crocifisso» e la stazione ferroviaria di Roma San Pietro. Né va dimenticato il Talent Prize promosso da Inside Art, concorso di arti visive che si propone di sostenere i giovani artisti. Esempio significativo di arte partecipativa è il progetto legato a «Waterbones (the social diagram) », opera monumentale di Loris Cecchini ora collocata nel museo romano e realizzata collettivamente dall’artista con i ragazzi del quartiere della Barona a Milano, in collaborazione con l’Ente del Terzo Settore Amici di Edoardo.

E’ ammirevole anche la collaborazione tra l’ASL Roma 2 e la Gnamc, con la mostra fotografica «La salute mentale, oggi» (ottobre 2025), in cui l’arte è diventata strumento per abbattere ingiusti stereotipi. Reinterpretando il proverbio «se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto », la Gnamc sta diventando sempre più un museo diffuso, radicante, capace di spostare le proprie radici in altre città italiane e all’estero. A Parma con «Giacomo Balla.

Un universo di luce» per la prima volta le oltre sessanta opere che costituiscono la più ampia collezione pubblica dedicata al geniale futurista hanno lasciato Roma e approderanno in primavera a L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026. Ma anche il Sud ha accolto la Gnamc, precisamente a Catania, nelle sale della Fondazione Puglisi Cosentino, fino al 29 marzo, con le 53 opere della mostra «Da Burri a Cattelan 1970-202». in autunno la mostra di Balla arricchita da una sezione sul Futurismo dalla Gnamc arriverà in Cina, a Suzhou.

E poi un altro miracolo della Mazzantini: fatti i debiti scongiuri, dopo cinquant’anni di tentativi falliti, la Gnamc diventerà uno dei musei più belli ed efficienti del mondo grazie alla rapida riqualificazione dell’Ala Cosenza con il progetto dell’architetto Mario Botta.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Simongini parla della GNAMC su Il Tempo: “Quando il museo va incontro al mondo che cambia” proviene da Associated Medias.